Firma del pm Ascione: l’inchiesta sugli arbitri va verso l’archiviazione. Ora gli atti finiscono alla Procura FIGC

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Firma del pm Ascione: l’inchiesta sugli arbitri va verso l’archiviazione. Atti alla Procura FIGC, cosa cambia adesso

Svolta nell’inchiesta sul sistema arbitrale: dopo due anni di accertamenti la Procura di Milano chiede l’archiviazione per Gianluca Rocchi e per l’Inter. Ma la vicenda non è ancora del tutto chiusa.

È una delle notizie più importanti dell’estate per il calcio italiano. Dopo oltre due anni di indagini, la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per Gianluca Rocchi, ex designatore arbitrale, indagato per concorso in frode sportiva nell’ambito dell’inchiesta sulle designazioni arbitrali di alcune partite di Serie A e Coppa Italia.

La richiesta riguarda anche l’Inter, iscritta nel registro degli indagati ai sensi del Decreto Legislativo 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Un dettaglio rimasto riservato fino a oggi e destinato ad alimentare il dibattito tra tifosi e addetti ai lavori.

La decisione della Procura rappresenta una svolta significativa, ma non mette definitivamente la parola fine alla vicenda: gli atti dell’indagine saranno infatti trasmessi alla Procura Federale della FIGC e alla Procura Generale dello Sport presso il CONI, che potranno valutare eventuali profili disciplinari.

Perché la Procura ha chiesto l’archiviazione

La richiesta di archiviazione nasce dalle conclusioni raggiunte dai magistrati dopo un’approfondita attività investigativa.

Secondo la Procura di Milano, le indagini hanno consentito di ricostruire i singoli episodi che avevano dato origine ai sospetti, ma non hanno dimostrato l’esistenza di un sistema organizzato finalizzato a condizionare stabilmente le designazioni arbitrali.

Nella nota firmata dal procuratore Marcello Viola viene chiarito un punto fondamentale: la magistratura distingue tra eventuali interferenze nelle designazioni e la frode sportiva penalmente rilevante.

Per configurare quest’ultimo reato sarebbe infatti necessario dimostrare l’esistenza di condotte fraudolente concretamente dirette ad alterare la regolarità di una specifica gara. Secondo i pm, gli elementi raccolti nel corso delle indagini non consentono di sostenere questa ipotesi davanti a un giudice.

Per questo motivo è stata avanzata la richiesta di archiviazione.

Rocchi indagato per concorso in frode sportiva

L’inchiesta aveva coinvolto Gianluca Rocchi, all’epoca designatore arbitrale, con l’ipotesi accusatoria di concorso in frode sportiva.

Secondo la ricostruzione iniziale degli investigatori, alcune designazioni arbitrali sarebbero potute essere influenzate dal gradimento o meno manifestato da ambienti riconducibili all’Inter.

Dopo oltre due anni di approfondimenti investigativi, però, la Procura ha ritenuto che tali elementi non fossero sufficienti a dimostrare l’esistenza di una combine o di un sistema fraudolento penalmente rilevante.

L’Inter era indagata: il dettaglio emerso soltanto oggi

Uno degli aspetti più sorprendenti emersi con la richiesta di archiviazione riguarda proprio l’Inter.

Solo oggi è stato reso noto che il club nerazzurro era stato iscritto nel registro degli indagati ai sensi del Decreto Legislativo 231/2001, la normativa che disciplina la responsabilità amministrativa delle società per eventuali reati commessi nel loro interesse da amministratori, dirigenti o collaboratori.

Nell’impostazione accusatoria iniziale, i magistrati ipotizzavano che Rocchi avesse pilotato alcune designazioni “in concorso con esponenti della società Inter” rimasti non identificati.

Anche questa ipotesi investigativa, tuttavia, non ha trovato conferme tali da giustificare un processo, motivo per cui è stata chiesta l’archiviazione anche nei confronti della società.

Le partite finite sotto la lente degli investigatori

L’inchiesta aveva concentrato l’attenzione su alcune gare considerate particolarmente rilevanti.

Tra queste figurano:

  • Bologna-Inter (Serie A 2024/25);
  • Inter-Milan (Coppa Italia 2024/25);
  • un ulteriore Bologna-Inter indicato negli atti investigativi;
  • Torino-Inter (stagione 2025/26).

Su queste designazioni gli investigatori avevano svolto accertamenti per verificare eventuali anomalie o interferenze.

Al termine dell’attività istruttoria, però, la Procura ha concluso che non esistono elementi sufficienti per sostenere l’accusa di frode sportiva.

Nessuna combine secondo i magistrati

La conclusione raggiunta dalla Procura di Milano è destinata ad avere un forte impatto mediatico.

Dopo due anni di indagini, intercettazioni, acquisizioni documentali e approfondimenti investigativi, i pubblici ministeri ritengono infatti che non vi sia prova di alcuna combine relativa alle partite finite sotto osservazione.

Una conclusione che chiude, almeno sul piano penale, uno dei fascicoli più discussi degli ultimi anni nel panorama calcistico italiano.

Perché la vicenda non è ancora finita

Nonostante la richiesta di archiviazione, il caso potrebbe conoscere nuovi sviluppi.

Come previsto dalla normativa, tutta la documentazione raccolta durante le indagini sarà trasmessa alla Procura Federale della FIGC e alla Procura Generale del CONI.

La giustizia sportiva, infatti, segue regole differenti rispetto alla magistratura ordinaria.

Anche in assenza di responsabilità penali, gli organi federali possono valutare se determinati comportamenti abbiano violato il Codice di Giustizia Sportiva o altre disposizioni regolamentari.

Per questo motivo il fascicolo continuerà a essere esaminato anche in sede sportiva.

C’è anche un altro filone ancora aperto

Parallelamente, la Procura ha disposto la trasmissione alla Procura di Monza del capitolo relativo alle cosiddette “bussate” alla sala VAR di Lissone.

Si tratta di un segmento investigativo distinto rispetto a quello sulle designazioni arbitrali e che seguirà quindi un percorso autonomo.

Cosa succede adesso

La richiesta di archiviazione dovrà essere valutata dal giudice per le indagini preliminari, che deciderà se accoglierla o se disporre eventuali ulteriori approfondimenti.

Nel frattempo la Procura Federale analizzerà gli atti trasmessi da Milano per stabilire se esistano eventuali profili disciplinari di competenza della giustizia sportiva.

La decisione della magistratura ordinaria rappresenta comunque una svolta importante: secondo i pm, le indagini non hanno dimostrato l’esistenza di un sistema finalizzato ad alterare le designazioni arbitrali né di una combine penalmente rilevante.

Il dibattito, però, è destinato a proseguire. Per tifosi, dirigenti e addetti ai lavori resta ora da capire quale sarà la valutazione della giustizia sportiva e se la Procura FIGC riterrà necessario aprire un autonomo procedimento.

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