Inchiesta arbitri, parla l’avvocato di Rocchi: “Sapevamo che era innocente, le designazioni erano regolari”
Inchiesta arbitri, parla l’avvocato di Rocchi: “Sapevamo che era innocente, le designazioni erano regolari”
Dopo la richiesta di archiviazione della Procura di Milano arriva la reazione del legale dell’ex designatore arbitrale: “È andata bene, eravamo convinti della sua estraneità”. Il caso ora passa alla giustizia sportiva.
La parola più attesa è arrivata. Dopo la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sul sistema arbitrale, parla l’avvocato di Gianluca Rocchi e lo fa con una posizione molto chiara: secondo il legale, l’ex designatore arbitrale era sempre stato convinto di aver agito correttamente e che le designazioni finite sotto la lente degli investigatori fossero regolari.
Una dichiarazione destinata a riaccendere il dibattito intorno a una delle vicende più discusse degli ultimi mesi nel calcio italiano.
L’avvocato di Rocchi: “Sapevamo che era innocente”
Dopo la decisione della Procura di Milano di chiedere l’archiviazione, il legale di Rocchi ha commentato l’esito dell’inchiesta sottolineando la fiducia riposta nel lavoro della difesa.
“È andata bene, sapevamo benissimo che era innocente e che le designazioni erano regolari”, il senso delle dichiarazioni dell’avvocato.
Una posizione che ribadisce quanto sostenuto fin dall’inizio: secondo la difesa, non ci sarebbe mai stato alcun sistema finalizzato a condizionare le designazioni arbitrali né alcun comportamento irregolare da parte dell’ex designatore.
La Procura di Milano chiede l’archiviazione
La svolta è arrivata dopo oltre due anni di indagini.
La Procura di Milano ha infatti chiesto l’archiviazione per Gianluca Rocchi, che era stato indagato per concorso in frode sportiva nell’ambito dell’inchiesta sulle designazioni arbitrali relative ad alcune partite.
Nel fascicolo erano finite alcune gare considerate dagli investigatori meritevoli di approfondimento, con l’ipotesi che le assegnazioni degli arbitri potessero essere state influenzate dal gradimento o meno di determinati ambienti societari.
Al termine degli accertamenti, però, la Procura ha ritenuto che non fossero emersi elementi sufficienti per sostenere l’accusa in un eventuale processo.
Nessun sistema strutturato dietro le designazioni
Secondo quanto comunicato dalla Procura, le indagini hanno permesso di ricostruire alcuni episodi specifici, ma non hanno evidenziato l’esistenza di un sistema organizzato finalizzato a interferire sulle nomine arbitrali.
Il punto centrale riguarda la differenza tra eventuali pressioni o interferenze e una vera e propria frode sportiva.
Per contestare un reato di questo tipo, infatti, servirebbero elementi concreti che dimostrino una condotta fraudolenta capace di incidere sulla regolarità di una gara.
Secondo i magistrati, questo quadro non è emerso dalle verifiche effettuate.
Nel mirino alcune partite
L’inchiesta aveva acceso i riflettori sulle designazioni arbitrali di alcune sfide.
Tra le partite analizzate dagli investigatori figuravano:
- Bologna-Inter della stagione 2024/25;
- Inter-Milan di Coppa Italia 2024/25;
- Torino-Inter della stagione successiva.
Gli accertamenti avevano riguardato i criteri utilizzati nelle scelte arbitrali e gli eventuali rapporti tra le parti coinvolte.
La conclusione della Procura, però, è stata quella di non ravvisare gli estremi per procedere penalmente.
Anche l’Inter verso l’archiviazione
Un altro elemento emerso riguarda la posizione dell’Inter.
Il club nerazzurro, secondo quanto reso noto, era stato iscritto recentemente nell’ambito dell’indagine ai sensi della legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti.
L’ipotesi investigativa riguardava eventuali responsabilità della società in relazione a condotte attribuite a soggetti non identificati.
Anche per il club, tuttavia, è stata richiesta l’archiviazione.
La partita non è ancora finita: ora tocca alla FIGC
La richiesta di archiviazione chiude il capitolo penale, ma non necessariamente quello sportivo.
Gli atti dell’indagine saranno infatti trasmessi alla Procura Federale della FIGC e alla Procura Generale dello Sport presso il CONI per le valutazioni di competenza.
La giustizia sportiva segue criteri differenti rispetto a quella ordinaria e potrà analizzare autonomamente la documentazione raccolta.
Questo significa che il caso potrebbe avere ulteriori sviluppi, anche se la Procura di Milano ha escluso la presenza di una frode sportiva penalmente rilevante.
Il messaggio della difesa: “Designazioni regolari”
Le parole dell’avvocato di Rocchi puntano quindi su un concetto preciso: la correttezza del lavoro svolto dall’ex designatore.
La difesa sostiene che le scelte arbitrali siano state effettuate seguendo criteri tecnici e regolamentari, senza condizionamenti esterni.
La richiesta di archiviazione viene quindi considerata una conferma della linea difensiva portata avanti durante tutta l’indagine.
Cosa succede adesso
Il prossimo passaggio sarà l’esame degli atti da parte degli organi della giustizia sportiva.
La Procura FIGC dovrà valutare se dalla documentazione emergano eventuali elementi di interesse disciplinare oppure se anche il procedimento sportivo dovrà essere archiviato.
Per Gianluca Rocchi, intanto, arriva una prima importante svolta: dopo mesi di attenzione mediatica e sospetti, la vicenda si avvia verso la chiusura sul piano penale.
Ma il fascicolo arbitrale resta sotto osservazione e il prossimo capitolo si giocherà davanti alla giustizia sportiva.

