Maglia di De Roon bruciata, arriva il dietrofront: l’autore del gesto si scusa e spiega tutto
Maglia di De Roon bruciata, l’autore del gesto si scusa: «Le maglie non si bruciano»
Ha fatto discutere, ha fatto il giro dei social e ha scatenato reazioni contrastanti tra i tifosi dell’Atalanta. Ora, però, arriva il passo indietro. Fabio Acquaroli, imprenditore bergamasco protagonista del video nel quale aveva bruciato una maglia di Marten De Roon, ha deciso di chiedere pubblicamente scusa per il gesto.
Una vicenda nata dalla forte delusione per l’addio dell’ex capitano nerazzurro e diventata rapidamente molto più grande delle intenzioni iniziali dell’autore del filmato. Acquaroli, infatti, ha spiegato che quel video era stato realizzato in un contesto privato e destinato soltanto ai suoi amici. La successiva diffusione sui social lo ha trasformato in un caso.
E adesso è proprio lui a tornare davanti alla telecamera per provare a chiudere la polemica.
La maglia di De Roon bruciata: il gesto che ha fatto discutere
Tutto era nato dalla decisione di Acquaroli di bruciare una maglietta di Marten De Roon, acquistata per 2mila euro durante un’asta benefica destinata a sostenere il reparto di pediatria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
Un gesto simbolico, pensato dall’imprenditore per manifestare tutta la propria amarezza dopo il trasferimento dell’ex capitano dell’Atalanta alla Roma.
La scelta aveva immediatamente attirato l’attenzione. Il video è diventato virale e, insieme alle visualizzazioni, sono arrivate anche numerose critiche. Il rapporto tra De Roon e il mondo atalantino è infatti particolarmente significativo e proprio per questo la scena ha suscitato reazioni molto forti.
La maglia, inoltre, non era un semplice oggetto acquistato per una collezione personale. Era stata comprata attraverso un’asta di beneficenza. Un elemento che ha contribuito ad alimentare il dibattito intorno al gesto.
A distanza di pochi giorni, però, Acquaroli ha scelto di cambiare registro.
Acquaroli rompe il silenzio e chiede scusa
In un nuovo video, pubblicato in esclusiva da Bergamo&Sport, l’imprenditore ha deciso di spiegare la propria posizione e soprattutto di rivolgere le sue scuse ai tifosi atalantini.
Il passaggio più importante riguarda proprio il gesto compiuto nel video precedente.
Acquaroli lo riconosce senza giri di parole: la delusione può essere forte, la rabbia può essere comprensibile, ma una maglia non dovrebbe essere bruciata.
«Faccio questo video per un motivo importante, per scusarmi con tutti gli atalantini, perché anche se c’è una delusione forte, anche se sei arrabbiato, le maglie non si bruciano», ha spiegato.
Una frase che segna un netto cambio di tono rispetto al filmato che aveva fatto esplodere la polemica.
L’imprenditore non rinnega però completamente la propria delusione. Al contrario, ribadisce di essere ancora amareggiato per la vicenda legata a De Roon, ma separa il sentimento personale dal gesto compiuto.
«Chiedo scusa alla sua famiglia e a De Roon stesso»
È probabilmente il momento più significativo del nuovo intervento.
Acquaroli non si limita infatti a rivolgersi alla tifoseria atalantina, ma indirizza le proprie scuse direttamente alla famiglia di De Roon e al calciatore.
«Chiedo scusa alla sua famiglia e a De Roon stesso», ha dichiarato.
Poi arriva un messaggio ancora più personale, quasi una lettera rivolta direttamente all’ex capitano nerazzurro.
«Martino eri il mio idolo, purtroppo è andata così. Accetta le mie scuse, quando verrò a Bergamo spero di stringerti la mano e che potrai accettarle personalmente».
Parole che raccontano bene il paradosso dell’intera vicenda: dietro quel gesto di rabbia c’era anche la delusione di un tifoso che aveva considerato De Roon un vero punto di riferimento.
Ed è proprio questo aspetto che Acquaroli vuole sottolineare nel suo nuovo video. La protesta non nasce, almeno secondo il suo racconto, da un sentimento di odio nei confronti del giocatore, ma dalla forte amarezza per la fine di un’epoca.
«Era un video casalingo, diretto solo ai miei amici»
C’è poi un’altra precisazione importante.
Acquaroli ha voluto spiegare anche il contesto nel quale era stato realizzato il primo filmato. Secondo il suo racconto, non si trattava di un video pensato per diventare pubblico e raggiungere migliaia di persone.
«Era un video casalingo, diretto solo ai miei amici», ha spiegato.
Poi la situazione è cambiata completamente.
«Ha fatto il giro e mi ha fatto diventare purtroppo famoso».
Una frase che restituisce la sorpresa dell’imprenditore davanti alla rapidità con cui il contenuto è stato rilanciato e trasformato in un caso mediatico.
Da un video privato destinato a una cerchia ristretta di amici si è passati a una vicenda discussa pubblicamente, con il gesto della maglia bruciata diventato uno degli argomenti più commentati nel dibattito legato all’addio di De Roon.
La delusione per De Roon resta
Le scuse, però, non significano che Acquaroli abbia cambiato idea sul merito della vicenda.
Nel suo nuovo messaggio l’imprenditore chiarisce infatti di voler fare un passo indietro rispetto al gesto, ma non rispetto alla propria delusione.
«Rimango sulla mia idea per il concetto di De Roon», ha affermato.
È una distinzione importante. Acquaroli si scusa per aver bruciato la maglia, ma continua a considerare legittima la propria amarezza per l’addio del giocatore.
Da una parte, quindi, c’è il riconoscimento di aver oltrepassato un limite con un gesto che lui stesso oggi giudica sbagliato. Dall’altra resta il sentimento di un tifoso che avrebbe voluto vedere De Roon ancora protagonista con la maglia dell’Atalanta.
Il nuovo video prova dunque a chiudere la vicenda senza cancellare ciò che l’ha originata.
De Roon, da idolo alla separazione
Al centro della storia rimane inevitabilmente Marten De Roon.
Per il popolo atalantino, il centrocampista olandese ha rappresentato per anni una delle figure più riconoscibili della squadra. Per questo motivo il suo addio ha avuto un peso particolare per una parte della tifoseria.
Le parole di Acquaroli fotografano proprio questa dimensione emotiva.
«Martino eri il mio idolo».
Non è quindi un caso che l’imprenditore abbia scelto di rivolgersi direttamente al giocatore. La speranza espressa nel video è quella di poterlo incontrare nuovamente a Bergamo e stringergli la mano, chiedendogli personalmente di accettare le sue scuse.
Un finale molto diverso rispetto alle immagini che avevano dato origine alla polemica.
Dal gesto alle scuse: il dietrofront di Acquaroli
La vicenda assume così una nuova prospettiva.
Prima la rabbia. Poi il video diventato virale. Le critiche. Infine le scuse pubbliche.
Il gesto della maglia bruciata ha inevitabilmente attirato l’attenzione proprio perché arrivava dopo l’acquisto della maglia attraverso un’asta benefica. Ma Acquaroli ha scelto di non alimentare ulteriormente la polemica.
Anzi, il nuovo messaggio va nella direzione opposta.
«Le maglie non si bruciano», dice oggi lo stesso uomo che pochi giorni prima aveva deciso di farlo.
È forse questa la frase che più di tutte sintetizza il suo dietrofront.
Non una cancellazione della delusione, ma il riconoscimento che la rabbia non può giustificare qualsiasi gesto.
Il messaggio finale per l’Atalanta
Nel finale del video arriva anche un messaggio rivolto direttamente alla squadra e al futuro dell’Atalanta.
«Spero che la nostra Atalanta torni ad essere grandissima, ma lo sarà sicuramente. Sempre forza Dea».
È la conclusione che riporta tutto alla passione per i colori nerazzurri.
Al di là della polemica sulla maglia di De Roon, infatti, Acquaroli ribadisce di sentirsi profondamente legato all’Atalanta. Le sue scuse non cambiano la delusione per l’addio dell’ex capitano, ma mostrano la volontà di mettere un punto alla vicenda.
E adesso resta da capire se il messaggio arriverà anche a De Roon.
L’imprenditore ha già espresso pubblicamente il desiderio di incontrarlo e di stringergli la mano. Dopo un gesto diventato virale per le ragioni sbagliate, l’ultima parola di Acquaroli è quindi una richiesta di scuse, accompagnata dalla speranza che il rapporto possa chiudersi con un gesto completamente diverso: una stretta di mano.
Una storia che, partita da una maglia bruciata, sembra dunque destinata a concludersi con un messaggio di riconciliazione.

