Inter Fiorentina, Pasquale Guarro attacca Provedel: “Criticate Martinez ma lui fa un errore colossale sul gol di Jimenez”
«Il gol di Jimenez era davvero imparabile?»: Guarro mette in discussione Provedel e accende il dibattito tra i tifosi. La sua analisi fa discutere
C’è chi ha parlato di un gol straordinario, di una conclusione imprendibile, di una giocata sulla quale qualsiasi portiere avrebbe potuto fare ben poco. E poi c’è chi, riguardando attentamente le immagini, è arrivato a una conclusione completamente diversa. Perché nel calcio, si sa, tra un tiro definito imparabile e un intervento che avrebbe potuto evitare un gol esiste una differenza sottile, ma spesso decisiva.
È proprio da questa considerazione che nasce la riflessione di Guarro sulla rete di Jimenez e sulla posizione di Provedel. Un giudizio destinato a far discutere, soprattutto tra chi ritiene che il portiere non abbia particolari responsabilità e chi, invece, pensa che l’episodio meriti un’analisi molto più approfondita.
La domanda è semplice: il gol di Jimenez era davvero impossibile da parare oppure Provedel avrebbe potuto fare qualcosa in più?
Guarro non ci sta: «Imprendibile? Non sono d’accordo»
Il punto di partenza è proprio quella definizione che spesso accompagna le conclusioni più spettacolari: imparabile.
Un termine che viene utilizzato con una certa facilità quando un pallone finisce in rete senza che il portiere riesca a intervenire. Ma, secondo Guarro, in questo caso sarebbe opportuno fermarsi un momento e riguardare l’azione senza lasciarsi condizionare dall’effetto finale del gol.
Il giornalista, infatti, ha espresso apertamente i propri dubbi attraverso un post che mette in discussione una delle letture più diffuse dell’episodio.
«In cronaca è stato descritto il bel gol di Jimenez come imprendibile. L’ho rivisto più volte: non sono d’accordo!»
Parole nette, che non negano la bellezza della conclusione, ma contestano l’idea che Provedel fosse completamente esente da responsabilità.
La differenza non è banale. Un conto è riconoscere la qualità del gesto tecnico di Jimenez, un altro è stabilire che il portiere non avrebbe potuto fare nulla per evitare il gol.
Ed è proprio su questo secondo aspetto che si concentra la riflessione di Guarro.
«Molti portieri ci sarebbero arrivati senza tuffarsi»: il dettaglio che cambia tutto
Il passaggio più interessante del ragionamento riguarda la possibilità concreta di intervenire sulla conclusione.
Guarro sostiene che, a suo giudizio, molti portieri sarebbero riusciti a raggiungere il pallone persino senza essere costretti a un vero e proprio tuffo. Un’affermazione forte, che inevitabilmente sposta l’attenzione dalla qualità del tiro alla reazione dell’estremo difensore.
Perché quando si giudica un gol subito, non basta osservare la traiettoria del pallone e constatare che è finito in rete. Bisogna provare a ricostruire ciò che è successo nella frazione di secondo precedente alla conclusione.
Dov’era posizionato il portiere? Aveva letto correttamente l’azione? Era pronto a intervenire? Aveva già preparato il movimento oppure è stato colto completamente alla sprovvista?
Sono queste le domande che possono aiutare a distinguere una conclusione realmente fuori dalla portata del portiere da una situazione nella quale una reazione più rapida avrebbe potuto fare la differenza.
Naturalmente, sostenere che un altro portiere avrebbe potuto raggiungere il pallone non significa dimostrare automaticamente che Provedel avrebbe dovuto pararlo. Per arrivare a una valutazione definitiva servirebbe analizzare nel dettaglio la traiettoria, la distanza, la posizione iniziale e i tempi di reazione.
Ma il dubbio sollevato da Guarro rimane legittimo: siamo sicuri che la conclusione di Jimenez non lasciasse alcuna possibilità di intervento?
Provedel sorpreso dal tiro: ecco il punto centrale della critica
Nella sua analisi, Guarro individua un altro elemento decisivo: la possibile lettura sbagliata dell’azione da parte di Provedel.
Secondo il giornalista, il portiere si sarebbe aspettato un cross e sarebbe rimasto sorpreso dalla conclusione. Non solo. La sua critica riguarda anche la spinta, che a suo giudizio sarebbe mancata nel momento decisivo.
È un dettaglio fondamentale, perché nel ruolo del portiere la capacità di anticipare ciò che sta per accadere conta quasi quanto i riflessi.
Un estremo difensore può avere una buona posizione di partenza, ma se interpreta male le intenzioni dell’avversario rischia di perdere proprio quei pochi istanti che fanno la differenza tra una parata e un gol subito.
Se Provedel si fosse effettivamente preparato a un cross, anziché a un tiro, potrebbe aver avuto bisogno di un tempo supplementare per correggere il proprio movimento. E nel calcio di alto livello anche una frazione di secondo può diventare determinante.
Attenzione, però: questa è la lettura proposta da Guarro, non una verità dimostrata in modo definitivo. Per stabilire con certezza se il portiere abbia sbagliato valutazione occorre considerare l’intera dinamica dell’azione, senza fermarsi soltanto all’immagine finale.
Resta però una questione interessante: Provedel è stato battuto esclusivamente dalla qualità del tiro oppure ha pagato anche una lettura imperfetta della situazione?
È questa la domanda che rende il dibattito molto più interessante della semplice etichetta di gol imparabile.
Il rischio di giudicare un portiere soltanto dal pallone che finisce in rete
Quando una conclusione finisce all’incrocio dei pali o assume una traiettoria particolarmente spettacolare, il giudizio tende spesso a essere immediato: bel gol, portiere incolpevole.
È una reazione comprensibile. Il risultato finale condiziona inevitabilmente la percezione dell’azione e, soprattutto quando il gesto tecnico è di qualità, si finisce per attribuire all’attaccante tutti i meriti.
Ma il lavoro di un portiere si valuta anche attraverso elementi meno appariscenti: la posizione iniziale, la lettura del corpo dell’avversario, l’equilibrio, la preparazione del movimento e la capacità di reagire senza perdere tempo.
Un portiere può subire un gol bellissimo pur avendo fatto tutto correttamente. Allo stesso tempo, può essere battuto da una conclusione tutt’altro che impossibile perché si è fatto sorprendere o non ha preparato nel modo giusto l’intervento.
Le due cose non si escludono a vicenda.
Ed è proprio qui che la riflessione di Guarro trova il suo punto di forza: non si limita a discutere la bellezza del gol di Jimenez, ma invita a interrogarsi sul comportamento di Provedel.
Una distinzione importante, soprattutto per chi vuole valutare una prestazione senza fermarsi alle impressioni del primo momento.
Jimenez ha fatto un grande gol, ma questo basta per assolvere Provedel?
La questione non è necessariamente scegliere tra due posizioni estreme.
Si può riconoscere a Jimenez il merito di aver trovato la conclusione giusta, al momento giusto, senza per questo considerare automaticamente perfetto il comportamento del portiere.
Allo stesso modo, si può ritenere che Provedel avrebbe potuto fare qualcosa in più senza trasformare un singolo episodio in una condanna complessiva delle sue qualità.
Il calcio è pieno di situazioni in cui il merito dell’attaccante e le responsabilità del portiere convivono nella stessa azione. Stabilire il peso di ciascun elemento richiede attenzione, conoscenza tecnica e, soprattutto, la disponibilità a rivedere l’episodio senza pregiudizi.
Nel caso specifico, Guarro sembra avere pochi dubbi sulla propria interpretazione: per lui il gol non era così imprendibile come è stato raccontato.
Ma è proprio la nettezza di questa posizione a rendere la discussione interessante. Perché una cosa è dire che una conclusione è stata bella, un’altra è affermare che non esistesse alcuna possibilità di pararla.
E quando si parla di portieri, questa differenza può cambiare completamente il giudizio su un episodio.
La domanda ai tifosi: Guarro ha ragione oppure è troppo severo?
Il post di Guarro lascia aperta una discussione che va oltre il singolo gol.
Da una parte c’è chi può considerare la conclusione di Jimenez sufficientemente precisa e sorprendente da giustificare l’assenza di un intervento efficace. Dall’altra c’è chi potrebbe condividere l’osservazione del giornalista, soprattutto se ritiene che Provedel sia rimasto troppo fermo, aspettandosi un cross anziché prepararsi a una conclusione.
Per dare un giudizio serio, però, bisogna separare ciò che si vede da ciò che si presume. Il fatto che il portiere non abbia effettuato un tuffo evidente non dimostra da solo che avrebbe potuto raggiungere il pallone. Allo stesso tempo, il fatto che il tiro sia finito in rete non basta per definirlo automaticamente imparabile.
Il vero punto è capire se Provedel avesse il tempo, la posizione e le condizioni necessarie per intervenire.
Guarro ha espresso la sua opinione in modo chiaro. Ora la questione è aperta: gol straordinario di Jimenez oppure occasione nella quale Provedel avrebbe potuto e dovuto fare qualcosa in più?
Voi da che parte state? Il portiere era davvero sorpreso e avrebbe potuto arrivarci oppure la conclusione era oggettivamente fuori dalla sua portata?
Dite la vostra nei commenti: perché, nel calcio, a volte il gol più bello è anche quello che merita di essere analizzato più attentamente.
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