Baggio shock: “La Juventus? 😳 Non volevo andarci e quando avvenne il trasferimento mi sentii colpevole 😔 di aver fatto un torto al pubblico di Firenze ❤️💔”
Roberto Baggio: i segreti mai raccontati del Divin Codino tra Mondiali, sofferenza e rabbia
Roberto Baggio, uno dei calciatori più amati e controversi della storia italiana, si apre come mai prima d’ora in un’intervista al Corriere della Sera. Trentadue anni dopo il celebre rigore sbagliato nella finale del Mondiale del 1994 contro il Brasile, il Divin Codino confessa il dolore e la sofferenza che ancora lo accompagnano, rivelando aneddoti mai conosciuti dai tifosi.
Il rigore che ha segnato una vita: “Volevo sparire”
“Mi sentii in colpa con tutti gli italiani. Non avevo mai calciato un rigore sopra la traversa, provavo una vergogna infinita, volevo sparire,” racconta Baggio con la voce carica di emozione. Il leggendario errore a Pasadena rimane una ferita che non si chiude mai: “Col tempo impari a conviverci, ma non è una ferita che si chiude del tutto. Sogno ancora quel rigore, di continuo. A volte invece ci penso da sveglio, nel letto, quando non riesco a prendere sonno. Immagino di sognare. E mi addormento.”
Queste parole rivelano il lato umano e fragile di un campione idolatrato, dimostrando che anche le leggende soffrono e si sentono vulnerabili.
Sacchi, la finale e le contraddizioni: “Maradona non l’avrebbero mai sostituito”
Baggio racconta anche i retroscena del Mondiale ’94 e il complicato rapporto con l’allora CT Arrigo Sacchi: “Contro la Norvegia fu espulso Pagliuca e fui sostituito. Tatticamente ci stava, ma il giorno prima Sacchi mi aveva detto: ‘Tu per noi sei come Maradona per l’Argentina’. Quando vidi il cambio, mi sembrò una contraddizione enorme: Maradona non l’avrebbero mai sostituito.”
E sulla finale con il Brasile, Baggio non nasconde la frustrazione: “Pensai che la mia presenza in finale non fosse una priorità. Percepii una situazione ambigua, forse si pensava che una vittoria senza di me avrebbe esaltato ancora di più il gruppo. E forse, in caso di sconfitta, la mia assenza avrebbe potuto diventare un alibi.”
La mancata convocazione di Trapattoni: “Ho paura che ti fai male”
Anche nel 2002, Baggio affronta delusioni incredibili: la mancata convocazione al Mondiale da parte di Giovanni Trapattoni. “Avevo lavorato come un matto. Trapattoni mi chiamò e non scorderò mai la sua voce: ‘Non me la sento di portarti, ho paura che ti fai male’. Eppure avevo dimostrato di non temere nulla. E se mi fossi infortunato avrei chiuso alla grande, al Mondiale.”
Infortuni devastanti e dolore infinito: “Se mi vuoi bene, uccidimi”
Il Divin Codino ha affrontato anche momenti di dolore fisico incredibile. Ricorda il suo primo grave infortunio alle ginocchia: “Ero solo un ragazzino, non c’erano le tecniche chirurgiche che ci sono oggi. Andammo a Saint-Etienne sulla vecchia Ford di famiglia, dodici ore di viaggio nel silenzio: era il terrore che non sarei più tornato a giocare. Quando mi svegliai dall’anestesia urlavo per la sofferenza. Non potevo prendere antidolorifici, sono allergico. Dissi a mia madre: ‘Se mi vuoi bene, uccidimi’.”
La cessione alla Juventus: “Mi sentivo colpevole”
Nel 1990, il passaggio dalla Fiorentina alla Juventus scatenò un vero e proprio terremoto tra i tifosi viola. Baggio racconta il dolore provato in quei giorni: “Firenze si ribellò. Al ritiro azzurro di Coverciano arrivai nascosto nella volante della polizia. Piangevo come un bambino e sentivo un dolore lancinante per tutta quella rabbia e sofferenza. Non avevo mai voluto la cessione, ma mi sentivo colpevole.”
Il Buddhismo: la forza nascosta del Divin Codino
Nonostante tutte le difficoltà, Baggio ha trovato un rifugio spirituale: “Il Buddhismo è stato il mio rifugio, mi ha formato come persona. Mi ha dato la forza quando ne ho avuto più bisogno e il coraggio di non mollare mai.”
Roberto Baggio rimane una leggenda non solo per il talento calcistico, ma per la sua umanità, la sua sensibilità e la capacità di affrontare sofferenze immense senza perdere se stesso. Il Divin Codino non è solo un campione, è un simbolo di resilienza e passione, capace di emozionare intere generazioni.

