Davide Ballardini si racconta senza filtri alla Gazzetta dello Sport, tornando su alcuni dei momenti più difficili della sua carriera in panchina. Tra riflessioni e autocritica, l’allenatore individua con chiarezza quelli che oggi considera i suoi veri rimpianti professionali.
Il primo porta dritto a Formello. Ballardini ammette che avrebbe dovuto lasciare la Lazio ai tempi della gestione Lotito, in un contesto diventato rapidamente ingestibile. «C’era un clima tremendo – ha spiegato – con quindici giocatori fuori rosa». Una situazione esplosiva, aggravata da fratture profonde all’interno dello spogliatoio: «Pandev, Ledesma, tutti in rotta con il club. Rifiutavano di allenarsi».
Un quadro che, secondo Ballardini, avrebbe dovuto spingerlo a una decisione drastica. Anche perché, come sottolinea, a gennaio la società non intervenne sul mercato, lasciando la squadra in una condizione di immobilismo tecnico e gestionale. «Poi a gennaio non facemmo neanche mercato. Ecco, lì sarei dovuto andare via», confessa oggi con lucidità.
Non solo Lazio. Nel racconto alla Gazzetta dello Sport emerge anche un altro passaggio chiave: Bologna. «Così come a Bologna qualche anno dopo», aggiunge Ballardini, indicando un secondo snodo in cui, col senno di poi, avrebbe dovuto cambiare strada prima.
Parole che restituiscono l’immagine di un allenatore esperto, capace di rileggere il proprio percorso con onestà e spirito critico. Non rimpianti sterili, ma lezioni apprese, che raccontano quanto, nel calcio, il contesto e il tempismo possano essere decisivi quanto le scelte tattiche.