Caso Bastoni-Kalulu, la rabbia dei romanisti contro la Juve: “Sono stati degli infami e la rovina del calcio italiano per anni, e ora invece fanno le vittime, zero pietà”
Oggi giocano a fare le vittime, si lamentano e chiedono equità e giustizia.
E c’è pure chi ci casca, chi in questi giorni è riuscito ad empatizzare con loro.
Ma ricordatevi chi sono, chi sono sempre stati.
Sono quelli che di fronte a scempi arbitrali ed immagini chiarissime gonfiavano il petto e con strafottenza ci dicevano che l’arbitro è l’alibi dei perdenti.
Sono quelli dei giochi di palazzo, quelli che, all’occorrenza, chiudevano i direttori di gara dentro gli spogliatoi.
Sono quelli che, giusto lo scorso anno, sono andati in Champions al posto nostro con un rigore molto strano.
Nessuna pietà nei loro confronti, nei confronti di chi fino a ieri diceva che vincere è l’unica cosa che conta, e non importa come.”
Queste parole, dure e senza filtri, descrivono perfettamente la trasformazione dei romanisti negli ultimi giorni: da squadra arrogante e sicura di sé a vittime dei propri torti percepiti, pronti a chiedere giustizia e equità. Ma dietro le lamentele si nasconde una storia di alibi, giochi di potere e controversie arbitrali che non possono essere ignorate.
La tensione tra Roma e Juventus non è mai stata così alta: da un lato, la rabbia dei tifosi per risultati controversi; dall’altro, la critica feroce verso chi sembra giocare la parte della vittima dimenticando tutto il passato. L’opinione pubblica, infatti, rischia di cascare nella trappola dell’empatia, dimenticando episodi come il rigore che ha consentito ai romanisti di andare in Champions l’anno scorso o le sfide arbitrali gestite con spregiudicatezza.
Il messaggio è chiaro: la storia non si cancella con una lamentela, e chi fino a ieri insegnava che “vincere è l’unica cosa che conta” non può pretendere oggi pietà. La Juve, e i suoi tifosi, rimangono vigili, consapevoli che certe strategie mediatiche fanno parte del gioco, ma non cambiano la realtà dei fatti.
Il dibattito è aperto: è davvero cambiato qualcosa, o siamo solo di fronte all’ennesima sceneggiata di chi sa come girare la situazione a proprio favore? La risposta, come sempre, arriverà solo sul campo.

