Caso Manchester City, parla l’avvocato D’Onofrio: “Non è escluso che l’Inter possa vincere la Champions a tavolino, ecco perchè”
Caso Manchester City, parla l’avvocato D’Onofrio: “Non è escluso che l’Inter possa vincere la Champions a tavolino, ecco perché”
La clamorosa ipotesi torna a far discutere: l’Inter potrebbe davvero ritrovarsi al centro di uno scenario senza precedenti legato alla Champions League 2023? Il caso Manchester City continua a tenere banco dopo il procedimento della Premier League sulle violazioni finanziarie contestate al club inglese e le conseguenze che potrebbero derivarne.
La domanda che inevitabilmente interessa anche i tifosi nerazzurri è una sola: la Champions League vinta dal Manchester City contro l’Inter potrebbe essere rimessa in discussione?
A fare chiarezza sul possibile scenario è intervenuto Paco D’Onofrio, avvocato ed esperto di diritto sportivo, che ha affrontato proprio l’ipotesi di un eventuale intervento sulla Champions League 2023.
E la sua risposta lascia aperta una porta, pur sottolineando quanto sia complesso arrivare concretamente a un’eventuale assegnazione del trofeo all’Inter.
La frase che riaccende il dibattito
Il punto di partenza è fondamentale.
D’Onofrio non considera impossibile in assoluto uno scenario del genere, ma invita a non confondere la possibilità teorica con una conseguenza automatica delle violazioni contestate al Manchester City.
La questione, infatti, è molto più complessa.
L’eventuale assegnazione della Champions all’Inter dovrebbe passare attraverso una serie di passaggi giuridici e sportivi tutt’altro che scontati. In particolare, sarebbe necessario capire quali conseguenze verranno effettivamente applicate al Manchester City e se tali conseguenze possano avere ripercussioni sulle competizioni UEFA.
Secondo l’avvocato, proprio questo rende estremamente difficile prevedere oggi l’esito finale della vicenda.
Il punto decisivo: bisogna provare il nesso di causalità
Ed è qui che arriva l’aspetto più importante dell’intera vicenda.
Non basta dimostrare una violazione finanziaria per sostenere automaticamente che il risultato sportivo sia stato alterato. Bisogna provare il nesso di causalità.
In altre parole, occorrerebbe dimostrare un collegamento concreto tra le irregolarità finanziarie e il risultato ottenuto sul campo.
È proprio questa la distinzione evidenziata da D’Onofrio: una violazione finanziaria è una cosa, un illecito sportivo è un’altra.
Il ragionamento dell’avvocato è particolarmente importante perché spiega perché l’eventuale assegnazione della Champions League all’Inter non possa essere considerata una conseguenza automatica del procedimento contro il Manchester City.
Spendere determinate somme o aver commesso irregolarità finanziarie, infatti, non dimostra da solo che una partita sia stata alterata.
E soprattutto non dimostra automaticamente che, senza quelle risorse, il Manchester City non avrebbe conquistato quella determinata competizione.
Inter, perché si parla della Champions del 2023
Il riferimento è naturalmente alla finale disputata a Istanbul il 10 giugno 2023, quando il Manchester City ha battuto l’Inter 1-0 conquistando per la prima volta nella propria storia la Champions League.
È proprio quel trofeo a essere tornato al centro dell’attenzione dopo le vicende giudiziarie che riguardano il club inglese.
Ma attenzione: il procedimento della Premier League riguarda violazioni finanziarie relative principalmente al periodo 2009-2018, mentre la Champions vinta contro l’Inter risale alla stagione 2022/23. La stessa stampa sportiva ha evidenziato che il procedimento inglese, di per sé, non comporta automaticamente la revoca della Champions 2023.
Questo rende ancora più importante il tema del nesso causale.
“Una violazione finanziaria è diversa da un illecito sportivo”
È probabilmente questo il passaggio chiave per comprendere tutta la vicenda.
La semplice esistenza di violazioni finanziarie non significa automaticamente che una squadra abbia falsato una partita o una competizione.
Per arrivare a una conseguenza così pesante sarebbe necessario stabilire un collegamento tra la condotta contestata e il risultato sportivo.
Ed è proprio qui che, secondo D’Onofrio, si trova l’ostacolo principale.
L’avvocato ha infatti spiegato che sarebbe estremamente difficile dimostrare che il Manchester City non avrebbe vinto quella competizione senza le somme spese.
In sostanza: come dimostrare che quelle violazioni abbiano determinato proprio la vittoria della Champions?
È questa la domanda giuridica decisiva.
L’Inter può davvero vincere la Champions a tavolino?
La risposta, al momento, deve essere molto prudente.
D’Onofrio non chiude completamente la porta a uno scenario futuro, ma lo considera tra quelli meno delineati e difficili da concretizzare.
Prima di arrivare a un’eventuale assegnazione del trofeo all’Inter, infatti, dovrebbero verificarsi una serie di condizioni.
Il primo passaggio riguarda la giustizia sportiva inglese e le eventuali sanzioni nei confronti del Manchester City.
Successivamente, bisognerebbe capire se e come la UEFA possa intervenire sulle competizioni europee.
Infine, ed è questo il punto fondamentale, occorrerebbe dimostrare il collegamento tra le violazioni e il risultato sportivo della Champions League 2023.
Non si tratta quindi di una semplice sottrazione del trofeo e successiva consegna all’Inter.
Il trofeo non sarebbe automaticamente nerazzurro
C’è un altro dettaglio che rischia di essere sottovalutato nel dibattito.
Anche qualora il Manchester City dovesse perdere il riconoscimento del titolo, non è automatico che la Champions League venga assegnata all’Inter, che perse quella finale per 1-0.
Alcune analisi sul caso hanno sottolineato proprio questo aspetto: la revoca di un titolo non comporta necessariamente la sua assegnazione alla squadra arrivata seconda.
Sarebbe quindi necessario comprendere quali sarebbero le conseguenze regolamentari di un’eventuale decisione UEFA.
Il caso Manchester City è ancora aperto
La situazione resta comunque in evoluzione.
Il procedimento relativo alle accuse della Premier League si è concluso dopo un lungo processo e il verdetto ha riconosciuto il Manchester City responsabile di numerose violazioni; restano però da definire le conseguenze definitive e gli eventuali passaggi successivi.
Questo significa che qualsiasi scenario sulla Champions League 2023 deve essere trattato con estrema cautela.
Al momento non c’è una decisione che assegni il trofeo all’Inter.
C’è però una discussione giuridica che si è riaperta e che coinvolge direttamente la finale di Istanbul.
La posizione di D’Onofrio
Le parole dell’avvocato aiutano quindi a separare due concetti che nel dibattito pubblico rischiano di essere confusi.
Da una parte c’è l’accertamento di eventuali violazioni finanziarie.
Dall’altra c’è la necessità di dimostrare che quelle violazioni abbiano prodotto un effetto concreto sul risultato sportivo.
Il nesso di causalità è il punto centrale.
Senza quel collegamento, sostiene D’Onofrio, diventa molto difficile costruire un intervento UEFA che porti alla riassegnazione della Champions League 2023.
Ecco perché l’ipotesi può essere discussa sul piano teorico, ma non può essere presentata oggi come una certezza.
E adesso cosa può succedere?
Il futuro della vicenda dipenderà soprattutto dalle decisioni degli organi competenti e dall’eventuale evoluzione del procedimento inglese.
La UEFA, intanto, resta un attore fondamentale per tutto ciò che riguarda le competizioni europee.
Per l’Inter, dunque, la possibilità di vedere riaperto il capitolo della Champions League 2023 resta, allo stato attuale, uno scenario ipotetico e giuridicamente complesso.
Ma proprio le parole di D’Onofrio hanno riacceso una domanda che sembrava appartenere soltanto alla fantasia dei tifosi:
e se la Champions di Istanbul tornasse davvero in discussione?
Per arrivare fino a quel punto, però, non basterà dimostrare che il Manchester City abbia commesso violazioni finanziarie.
Bisognerebbe dimostrare molto di più: il nesso di causalità tra quelle violazioni e il risultato sportivo.
Ed è proprio su questo passaggio che potrebbe giocarsi la partita più delicata dell’intera vicenda.

