Davide De Marinis in Esclusiva: “Palestra è un ottimo giocatore, ma l’Atalanta sta esagerando sul prezzo e se ne approfitta dell’interesse dell’Inter”
Con la vittoria dello Scudetto e della Coppa Italia, si chiude nel migliore dei modi la stagione dell’Inter guidata da Cristian Chivu. È il momento dei bilanci in casa nerazzurra, con lo sguardo già rivolto alla prossima stagione.
L’obiettivo del club è chiaro: confermarsi in campionato e provare a inseguire la Champions League, sfuggita nelle ultime due finali.
Ma quali saranno i calciatori in grado di permettere all’Inter di compiere il salto di qualità in Europa? Palestra può essere il profilo giusto per la fascia destra, lasciata scoperta da Dumfries promesso sposo ormai noto del Real Madrid?
E ancora: quali saranno le principali rivali nella corsa allo Scudetto e che segnale arriva dal rinnovo di Bastoni?
A queste e ad altre domande ha risposto ai microfoni di Passionecalcio.eu il cantante e tifoso nerazzurro Davide De Marinis, che ha presentato anche il suo nuovo singolo “L’amore è una follia”, uscito lo scorso 29 maggio in collaborazione con la cantante Asia.
Come nasce “L’amore è una follia” e quale ispirazione ha avuto alla base? Mi hai spesso raccontato che molte tue canzoni prendono vita da situazioni reali o da momenti vissuti: anche in questo caso c’è un episodio preciso che ti ha acceso la scintilla, oppure è una somma di sensazioni ed esperienze che hai trasformato in musica?
“L’amore è una follia è una canzone che ho voluto dedicare a mia mamma e, più in generale, a tutte le mamme del mondo. È vero che una ragazza può essere il nostro grande amore, ma il primo grande amore resta sempre la mamma: è con lei che ci confidiamo e che spesso diventa la nostra prima consigliera in campo sentimentale.
Io sono originario di Pozzuoli e fin da ragazzo lei mi chiedeva spesso di scrivere e cantare una canzone in napoletano, anche perché parlo bene il dialetto. L’anno scorso ho iniziato a lavorare a questa idea e l’ho fatta ascoltare al mio produttore Paolo Agosta, che ha subito capito il potenziale del progetto.
Non c’è stato un episodio specifico alla base del brano, ma proprio il desiderio di cantare in napoletano e di dedicare qualcosa di speciale a mia madre, che è una delle protagoniste del videoclip insieme alla mamma e alla nonna di Asia, la cantante con cui ho duettato in questo brano.”
Dopo il grande successo di “Andiamo al mare”, cosa ti ha fatto sentire che Asia dovesse restare al tuo fianco in questo nuovo percorso? E cosa pensi abbia portato lei, a livello umano prima ancora che artistico, nel tuo modo di fare musica?
“Lavorare con Asia mi piace tantissimo: è solare, piena di energia, ma anche molto determinata e precisa, qualità fondamentali per la riuscita di un progetto.
Le nostre voci si sono trovate subito bene e, dopo il successo di Andiamo al Mare, anche L’amore è una follia sta ottenendo un grande riscontro.
Ho sempre amato le voci femminili per la loro particolarità e fascino, e Asia ne è un esempio perfetto. Sono molto contento di aver collaborato di nuovo con lei.”
Se dovessi rivivere l’emozione che ti ha portato a scrivere “L’amore è una follia”, la descriveresti come un momento di chiarezza o di confusione emotiva? L’amore è mai stato una follia o lo è tuttora per te?
“Per descrivere il significato di L’amore è una follia ho lasciato spazio alla libera interpretazione musicale, così che ognuno possa dare un senso personale al brano. La parola ‘amore’, infatti, ha un significato ampio: non riguarda solo una ragazza o una donna, ma anche la propria mamma o tutto ciò che ci è più caro.
Nella scrittura del testo ho curato molto il gioco delle rime, soprattutto nella seconda parte, mentre la prima è nata più di getto, in modo istintivo.
Se l’amore per me è stato una follia? L’ho sempre vissuto intensamente: ho amato tanto, ho sofferto quando è finita una storia, ma sempre con la consapevolezza di aver dato tutto me stesso, senza rimpianti.”
Analizzando questo brano e facendo un passo indietro rispetto ai tuoi lavori precedenti, si può fare un paragone con Troppo bella, in cui raccontavi un amore per una ragazza che non riuscivi a dichiarare e che non hai le mai espresso apertamente?
“Per certi versi sì, le due canzoni si possono accostare perché entrambe parlano d’amore. Però, entrando più nel dettaglio, Troppo Bella racconta l’amore di un ragazzo che desidera la donna amata al proprio fianco, con l’idea anche di costruire una famiglia.
L’amore è una follia, invece, rappresenta una consapevolezza più matura del significato dell’amore. Infatti nel brano dico: ‘Nu me vogl innamura’.
Sono due canzoni diverse, ma simili nel concetto di fondo: l’amore, in un modo o nell’altro, entra nella vita e travolge tutto. Fa parte di noi.”
L’amore è una follia” sembra mettere in discussione l’idea stessa di amore lucido: quando hai scritto questo brano, hai sentito più il bisogno di raccontare o di capire qualcosa che stavi vivendo dentro di te in quel momento?
“Quando lavoro alle mie canzoni, la riflessione arriva sempre alla fine, quando riascolto il brano. È in quel momento che do una chiave di lettura più chiara e definitiva.
In questo caso il concetto centrale è proprio l’amore. Non ho scritto il brano basandomi su qualcosa che stavo vivendo in quel momento, ma su un’idea più generale: l’amore come sentimento che fa parte della nostra vita quotidiana, capace di emozionare, far arrabbiare e anche riflettere. Ed è proprio questa sua complessità a renderlo affascinante.”
L’Inter ha chiuso la stagione vincendo Scudetto e Coppa Italia: qual è stata, secondo te, la scintilla che ha fatto scattare la squadra dopo le difficoltà di marzo? E quanto ha inciso la sosta nel ritrovare energie e compattezza, anche in ottica di gruppo, un po’ come accade dopo una pausa nelle dinamiche dell’amore?
“Senza dubbio la partita contro la Roma è stata la chiave per la volata finale, in un periodo difficile come il mese di marzo.
Ma più che un singolo episodio, a fare la differenza è stato il blocco della squadra: l’Inter, con Chivu, i calciatori e la dirigenza. In particolare Marotta è stato fondamentale nel mantenere la calma e nel gestire il gruppo, evitando che si ripetessero le difficoltà vissute dopo la Champions e nella scorsa estate.
Questo ha permesso alla squadra di restare compatta e chiudere al meglio la stagione, conquistando uno Scudetto meritato, frutto del lavoro di un grande gruppo e di un allenatore come Chivu, con idee chiare e brillanti.
Anche il cosiddetto “blocco italiano”, che si temeva potesse risentire delle difficoltà internazionali, ha invece reagito con forza, trasformando la delusione in energia per ripartire.”
Dopo il double, con Chivu che si aspetta rinforzi sul mercato, si parla di Marco Palestra come possibile erede di Dumfries sulla fascia: lo hai visto giocare e che impressione ti ha fatto? Pensi sia pronto per un salto così importante, anche con il peso di San Siro? E quanto è diversa l’eredità che Dumfries ha raccolto da Hakimi rispetto a quella che eventualmente Palestra si troverebbe a raccogliere all’Inter?
“Palestra è un ottimo giocatore, sia dal punto di vista fisico che tattico. L’addio di Dumfries sarà difficile da digerire, ma allo stesso tempo credo abbia fatto bene ad affrontare una nuova sfida a Madrid, dove penso possa fare molto bene, visto quanto ha dato all’Inter.
Per quanto riguarda Palestra, mi auguro che non si arrivi all’ennesima telenovela con l’Atalanta. Il prezzo del cartellino mi sembra alto e ho l’impressione che il club stia giocando sul fatto che l’interesse arrivi da una squadra campione d’Italia. È un po’ come quando un architetto fa un lavoro: a un cliente comune chiede una cifra, mentre a un vip, sapendo che ha disponibilità economiche diverse, finisce per chiedere il doppio.
La differenza con Dumfries? Lui ha ereditato una situazione particolare dopo Hakimi, ma con il tempo ha dimostrato carattere e personalità senza subirne il peso. Palestra, invece, se dovesse arrivare, dovrà essere bravo a non sentire troppo la pressione di uno stadio come San Siro.”
Che segnale lancia alle rivali l’Inter con il rinnovo di Bastoni per 5 anni alla luce di quanto è accaduto a questo ragazzo dopo l’episodio con Kalulu, e cosa ti senti di dire a coloro che ancora oggi lo accusano di non aver chiesto scusa ma solo di essersi dispiaciuto? Bastoni si può definire un calciatore che vive l’Inter come un amore che diventa una follia?
“Agli haters rispondo con una celebre frase di Toto Cutugno in L’italiano: ‘lasciatemi cantare’. In questo caso direi: lasciamoli parlare. La realtà dei fatti la conosciamo tutti, ovvero che Bastoni ha capito l’errore, si è scusato e la questione si è chiusa lì. È inutile continuare a tornare sull’argomento.
La scelta del rinnovo da parte dell’Inter la considero ottima: Bastoni è un giocatore forte, ancora giovane ma già con un grande curriculum tra partite importanti e trofei. È un segnale importante anche per lui, perché lo rassicura.
Nel calcio, poi, episodi simili possono capitare a chiunque: l’importante è riconoscere l’errore e andare avanti.
Se Bastoni vive l’Inter con amore, come una “follia”? Penso proprio di sì, come molti giocatori che hanno vestito questa maglia. L’Inter ha un inno che dice tutto, Pazza Inter: da Lautaro a Barella, da Dimarco a Thuram, sono tanti i giocatori che dimostrano ogni giorno di avere il club nel cuore.”
E’ appena iniziato il mondiale di Canada-Usa-Messico, lo stai seguendo? C’è una squadra che ti piace e che può essere una rivelazione oltre alle solite note? Dopo l’amore è una follia quali sono i tuoi progetti futuri?
“Il Mondiale lo sto iniziando a seguire e da queste prime partite mi sono già fatto un’idea su alcune nazionali. Mi piace molto il Giappone, che ha messo in difficoltà l’Olanda, e anche il Marocco, che si sta confermando una splendida realtà dopo aver tenuto testa a una squadra forte come il Brasile.
Voglio rivedere meglio la Germania, che secondo me non è ancora giudicabile dopo una prima partita facile contro il Curaçao. Mi incuriosiscono anche Francia, Spagna e Argentina.
Per il futuro sto lavorando a un nuovo progetto: una canzone dedicata al calcio e al tifo, che sarà molto speciale.”
Oltre a Marco Palestra, quali altri profili pensi possano essere adatti al progetto dell’Inter, in vista dell’obiettivo di tornare a competere per la Champions League nei prossimi due anni? Che tipo di giocatori servirebbero per fare davvero il salto di qualità in Europa?
“Un giocatore che mi piacerebbe vedere all’Inter è Nico Paz: non so se sia già l’uomo giusto per il salto definitivo in Europa, ma è un talento che mi ha colpito subito.
Mi è dispiaciuto non vedere arrivare Lookman: in alcuni momenti della stagione uno come lui avrebbe fatto molto comodo.
Per competere davvero in una Champions League di alto livello servono giocatori con fame e grinta. Il PSG ne è un esempio: quando puntava solo sulle stelle ha faticato, mentre con un cambiamento di mentalità e un gruppo più funzionale è riuscito a ottenere risultati importanti. Le figurine da sole non bastano mai.”
Molte squadre stanno cambiando guida tecnica in vista della prossima stagione: secondo te quali possono essere le principali avversarie dell’Inter nella corsa al titolo? Senza Conte al Napoli per l’Inter la strada è spianata per lo scudetto?
“Il Napoli, anche senza Conte, resta una rivale molto temibile per l’Inter, perché ha giocatori importanti che in questi anni hanno fatto la differenza e un allenatore che, nonostante una stagione negativa al Milan, conosce bene cosa significhi vincere in Serie A.
Per quanto riguarda le altre, vedo Milan e Juventus più indietro, soprattutto i rossoneri per la situazione societaria che stanno attraversando.
Non sottovaluterei però squadre come il Como, che può sfruttare entusiasmo e fiducia dopo un’eventuale qualificazione europea, e anche la Roma, che con un allenatore esperto come Gasperini e un buon mercato potrebbe diventare molto competitiva.”


