Fiorentina, Lorenzo Amoruso attacca Grosso: “Squadra inallenabile? Bisogna vedere cosa voleva lui dalla squadra visto che il gioco non si è mai visto”
Fiorentina, Amoruso boccia Grosso: “Non ha mai giocato davvero di collettivo”. E su Vanoli spiazza tutti
Fiorentina, il cambio in panchina dopo appena tre giornate continua a far discutere. L’esonero di Fabio Grosso e il ritorno di Paolo Vanoli hanno aperto un nuovo capitolo per la squadra viola, reduce da un avvio di stagione particolarmente complicato.
Una scelta che ha inevitabilmente alimentato interrogativi sulle responsabilità di quanto accaduto nelle prime partite. Che cosa non ha funzionato? Quanto hanno inciso le scelte dell’allenatore? E soprattutto, era davvero necessario cambiare così presto?
Sul tema è intervenuto Lorenzo Amoruso, che ai microfoni di Passione Calcio ha analizzato la situazione della Fiorentina, soffermandosi sulle difficoltà incontrate da Grosso e sul ritorno di Vanoli.
Le sue parole sono particolarmente nette e toccano anche uno dei temi più delicati emersi nel rapporto tra l’ex allenatore e la società.
Fiorentina-Grosso, Amoruso: “Bisogna capire cosa sia realmente accaduto”
Prima di individuare responsabilità precise, secondo Amoruso è necessario comprendere cosa sia realmente successo nei rapporti tra l’allenatore e il club.
Il contesto, infatti, può incidere profondamente sulle scelte tecniche e sulla capacità di un allenatore di lavorare con una determinata rosa.
“Bisogna capire cosa sia realmente accaduto tra l’allenatore e il club, ma anche cosa, in particolare, volesse Grosso da questa squadra.”
Un passaggio che apre una riflessione sulle aspettative reciproche.
Da una parte c’è un allenatore chiamato a dare una precisa identità alla squadra, dall’altra una società che mette a disposizione una rosa costruita con determinati investimenti e determinate caratteristiche.
Se le due visioni non coincidono, le difficoltà possono emergere rapidamente.
E secondo Amoruso c’è un’espressione pronunciata da Grosso che merita particolare attenzione.
“Non allenabile”: Amoruso entra nel merito delle parole di Grosso
Uno dei passaggi più discussi riguarda la definizione della squadra come “non allenabile”.
Amoruso considera questa espressione particolarmente forte e invita a guardare il problema anche da un’altra prospettiva.
“Per esempio, dire che una squadra è ‘non allenabile’ è un’espressione forte, perché tutte le squadre lo sono: bisogna vedere, più che altro, se tu sei adatto a quel contesto.”
È probabilmente uno dei passaggi più significativi dell’intervento.
Il problema, secondo Amoruso, non dovrebbe essere affrontato soltanto chiedendosi se una rosa sia difficile da allenare, ma anche valutando quanto l’allenatore sia compatibile con quella specifica squadra.
Un concetto che sposta quindi il dibattito dal valore dei singoli giocatori alla capacità di un tecnico di trovare la chiave giusta per lavorare con il gruppo a disposizione.
Fiorentina, la critica di Amoruso: “Giocava più sui singoli”
Ma l’analisi dell’ex calciatore diventa ancora più diretta quando si passa al gioco espresso dalla Fiorentina.
Secondo Amoruso, la squadra non sarebbe riuscita a costruire una vera identità collettiva nelle prime partite della stagione.
“Con lui la squadra giocava più sui singoli e non si è mai visto quel gioco scintillante e bello.”
Una valutazione che riguarda quindi non soltanto i risultati, ma anche il modo in cui la squadra affrontava le partite.
La Fiorentina avrebbe fatto maggiore affidamento sulle qualità individuali dei propri giocatori senza riuscire, secondo questa lettura, a trasformare il talento della rosa in un’organizzazione collettiva riconoscibile.
È un aspetto particolarmente importante quando si parla di una squadra costruita con giocatori di qualità e chiamata a competere con ambizioni importanti.
“È stata sfortunata, ma non ha mai giocato davvero di collettivo”
Amoruso riconosce comunque un elemento attenuante.
La Fiorentina, secondo la sua analisi, è stata anche sfortunata.
Ma la sfortuna, da sola, non spiegherebbe completamente le difficoltà incontrate dalla squadra.
“È stata sfortunata, è vero, ma non ha mai giocato davvero di collettivo.”
È questa probabilmente la frase destinata a far discutere maggiormente i sostenitori viola.
Il giudizio di Amoruso non si concentra infatti soltanto sui risultati negativi, ma sulla qualità del gioco e sulla capacità della squadra di muoversi come un unico blocco.
Un tema che inevitabilmente coinvolge l’allenatore, chiamato a dare organizzazione, equilibrio e identità alla propria formazione.
Il ritorno di Vanoli: “Non è il messia”
Dopo l’addio di Grosso, la Fiorentina ha deciso di puntare nuovamente su Paolo Vanoli.
Il ritorno dell’allenatore rappresenta una scelta particolare anche per le modalità con cui era terminata la sua precedente esperienza.
La domanda, quindi, è inevitabile: sarebbe stato disposto a tornare un allenatore che era stato precedentemente allontanato?
Amoruso non ha dubbi sulla risposta e, allo stesso tempo, invita a non trasformare Vanoli in una sorta di soluzione miracolosa.
“Vanoli? Beh, Paolo certamente non è il messia, ma è una persona con dei valori, conosce l’ambiente e sa dove toccare le corde giuste.”
Il concetto è chiaro: Vanoli non viene presentato come l’uomo capace di risolvere automaticamente tutti i problemi, ma come un allenatore che conosce già l’ambiente e può quindi avere alcuni strumenti importanti per affrontare la situazione.
La conoscenza della piazza può infatti rappresentare un elemento significativo soprattutto in un momento nel quale la squadra ha bisogno di ritrovare equilibrio e fiducia.
Amoruso difende la scelta di Vanoli
Il ritorno a Firenze, nonostante il precedente allontanamento, viene giudicato positivamente da Amoruso.
L’ex calciatore ritiene infatti che Vanoli abbia fatto bene ad accettare nuovamente l’incarico.
“Secondo me ha fatto benissimo ad accettare, perché allenare una Fiorentina con giocatori di questo livello, come quelli che è riuscito a prendere il ds Paratici, lo avrebbero fatto tutti.”
È un passaggio che porta l’attenzione anche sul mercato della Fiorentina.
Amoruso sottolinea infatti la qualità della rosa e cita il lavoro del direttore sportivo Paratici come elemento importante nella costruzione della squadra.
La conseguenza è una riflessione precisa: per un allenatore, avere la possibilità di lavorare con una rosa composta da giocatori di questo livello può rappresentare un’opportunità particolarmente significativa.
Vanoli e il fattore ambiente
Uno degli elementi che, secondo Amoruso, potrebbe giocare a favore di Vanoli è proprio la conoscenza dell’ambiente.
Un tecnico che conosce già la piazza può avere maggiore familiarità con le aspettative, le pressioni e le dinamiche interne.
Non significa che il lavoro sarà semplice o che il cambio di allenatore risolverà automaticamente le difficoltà della squadra.
Significa però che Vanoli può partire da una conoscenza già maturata in precedenza.
“È una persona con dei valori, conosce l’ambiente e sa dove toccare le corde giuste.”
Sono parole che spiegano perché Amoruso consideri positiva la decisione di tornare alla Fiorentina.
Grosso, Vanoli e due approcci differenti
Dalle parole di Amoruso emerge quindi un confronto interessante tra i due allenatori.
Da una parte Grosso, criticato soprattutto per non essere riuscito a dare alla Fiorentina un gioco collettivo sufficientemente riconoscibile.
Dall’altra Vanoli, chiamato a sfruttare la conoscenza dell’ambiente e a trovare rapidamente le giuste soluzioni.
Il nuovo allenatore non viene però considerato un “messia”. Sarà il campo a stabilire se il suo ritorno riuscirà a modificare il rendimento della squadra.
La vera sfida sarà trasformare le qualità individuali della rosa in un’identità collettiva.
Ed è proprio questo uno dei punti centrali delle dichiarazioni di Amoruso.
Fiorentina, adesso la parola passa al campo
Dopo un cambio di allenatore così rapido, la Fiorentina dovrà necessariamente trovare risposte in tempi brevi.
Il ritorno di Vanoli apre una nuova fase e porta con sé aspettative differenti.
La squadra dovrà dimostrare di poter trasformare le proprie qualità individuali in un progetto collettivo, evitando che le difficoltà delle prime giornate diventino un peso difficile da gestire.
Secondo Amoruso, Vanoli possiede alcune caratteristiche che potrebbero aiutarlo: conosce l’ambiente, conosce il contesto e sa quali corde toccare.
Ma, come sempre, saranno le partite a dare il verdetto.
Amoruso scuote la Fiorentina: il messaggio è chiaro
L’intervento di Lorenzo Amoruso offre quindi una lettura molto precisa dell’avvio di stagione della Fiorentina.
Grosso, secondo l’ex calciatore, non sarebbe riuscito a costruire un gioco realmente collettivo, pur in presenza di una certa dose di sfortuna.
Vanoli, invece, viene considerato una scelta comprensibile proprio per la sua conoscenza dell’ambiente e per la qualità della rosa che avrà a disposizione.
Il nuovo allenatore non è però chiamato a fare miracoli.
Dovrà semplicemente riuscire a trovare la chiave per mettere insieme i tanti talenti della squadra e costruire quel gioco collettivo che, secondo Amoruso, era mancato nella precedente gestione.
E adesso, dopo il cambio in panchina, tutta Firenze attende di capire se il ritorno di Vanoli riuscirà davvero a cambiare volto alla Fiorentina.

