Giletti punge l’Inter: “Hanno vinto uno scudetto prescritto, facevano cose molto peggiori di Moggi”
Giletti contro l’Inter, la frase che fa esplodere la polemica: “Lo scudetto ha scritto prescrizione”
Massimo Giletti torna a parlare di Calciopoli e lo fa senza mezze misure. Durante una discussione televisiva accesa, il giornalista ha lanciato accuse durissime sullo scudetto assegnato all’Inter nel 2006, tirando nuovamente in ballo le intercettazioni, Giacinto Facchetti, Luciano Moggi e la vecchia stagione di Calciopoli. Poi il confronto è degenerato e Giletti ha abbandonato lo studio.
Ci sono argomenti che, nel calcio italiano, sembrano non tramontare mai. Uno di questi è senza dubbio Calciopoli. A distanza di vent’anni, basta pronunciare alcuni nomi – Moggi, Facchetti, Inter, Juventus – per riaccendere immediatamente una discussione capace di dividere tifosi, giornalisti e addetti ai lavori.
Ed è esattamente quello che è successo durante Il Processo al 90°, trasmissione andata in onda su Rai 2.
Al centro del confronto c’era inizialmente il caso Bastoni-Kalulu e la decisione arbitrale che aveva fatto discutere dopo Inter-Juventus. Ma, come spesso accade quando si parla di Inter e Juventus, la discussione ha rapidamente fatto un salto indietro nel tempo.
Fino ad arrivare a Calciopoli.
E qui Massimo Giletti ha deciso di non utilizzare mezze parole.
“Lo scudetto dell’Inter ha scritto prescrizione”
Il giornalista, noto tifoso juventino, si è scontrato verbalmente con il collega Gian Luca Rossi, di fede nerazzurra.
A quel punto Giletti ha pronunciato una delle frasi destinate a far discutere maggiormente:
“Lo scudetto dell’Inter è uno scudetto che ha scritto ‘prescrizione’.”
La frase si riferisce al titolo assegnato all’Inter nel 2006 dopo le conseguenze sportive di Calciopoli.
Ma Giletti non si è fermato qui.
Nel corso della discussione ha sostenuto che le telefonate riconducibili al sistema Inter fossero, a suo giudizio, persino più gravi di quelle attribuite al sistema Moggi. Ha quindi invitato gli interlocutori a rileggere le carte dell’inchiesta e, in particolare, le relazioni dell’allora procuratore federale Stefano Palazzi.
Una presa di posizione fortissima, destinata inevitabilmente a riaccendere una delle più vecchie ferite del calcio italiano.
La discussione torna sulle intercettazioni
Il punto centrale dello scontro è diventato quindi il materiale emerso dalle intercettazioni di Calciopoli.
Giletti ha contestato quella che considera una ricostruzione parziale della vicenda, sostenendo che non si possa parlare di Moggi e della Juventus senza affrontare anche le conversazioni riguardanti l’Inter e gli uomini della società nerazzurra.
Nel suo intervento ha richiamato esplicitamente anche Giacinto Facchetti.
Il riferimento è a una parte del materiale investigativo relativo ai rapporti tra dirigenti e designatori arbitrali che negli anni successivi a Calciopoli è diventato uno degli elementi più controversi del dibattito pubblico.
Ed è proprio qui che la discussione televisiva ha iniziato ad allontanarsi dal caso Bastoni-Kalulu per trasformarsi nell’ennesimo processo televisivo alla storia di Calciopoli.
Moggi, Paparesta e una storia che non finisce mai
Nello scontro è tornata anche la famosa vicenda dell’arbitro Paparesta.
L’episodio, spesso raccontato nel corso degli anni come simbolo del cosiddetto “sistema Moggi”, è stato contestato da Giletti, che ha definito falsa la ricostruzione secondo cui l’ex dirigente juventino avrebbe chiuso l’arbitro nello spogliatoio dopo Reggina-Juventus.
Il giornalista ha quindi accusato gli interlocutori di raccontare la vicenda in maniera incompleta quando, secondo la sua ricostruzione, si parla della Juventus e di Moggi senza considerare allo stesso tempo le intercettazioni che riguardavano altri dirigenti.
È stato il momento nel quale il dibattito ha definitivamente perso i toni di una normale discussione televisiva.
“Io con certa gente non parlo”
La tensione è salita ulteriormente.
Giletti, sempre più contrariato, ha invitato gli interlocutori ad andare a rileggere le carte di Palazzi e le intercettazioni.
Poi la frase che ha fatto capire quanto il confronto fosse ormai arrivato al limite:
“Io con certa gente non parlo.”
Subito dopo, il giornalista ha accusato i suoi interlocutori di essere in malafede nel raccontare determinati episodi della storia di Calciopoli.
Il clima in studio è diventato incandescente.
E alla fine Giletti ha deciso di lasciare la trasmissione.
Il colpo di scena: Giletti lascia lo studio
L’uscita del giornalista ha trasformato una discussione già molto accesa in uno degli episodi televisivi più commentati della serata.
Secondo quanto riportato da diverse testate, Giletti ha abbandonato il confronto dopo aver ribadito le proprie accuse e aver salutato gli interlocutori.
Il conduttore Marco Mazzocchi ha provato a stemperare il clima, ma il confronto aveva ormai preso una direzione completamente diversa rispetto all’argomento iniziale.
La questione Bastoni-Kalulu era diventata quasi un pretesto.
A dominare la scena era tornato il fantasma di Calciopoli.
Ma cosa significa davvero “scudetto prescritto”?
Qui è necessario fare una distinzione.
L’espressione utilizzata da Giletti è una valutazione polemica, non la denominazione ufficiale dello scudetto del 2006.
Il titolo fu assegnato all’Inter dalla FIGC dopo le decisioni sportive legate a Calciopoli. Negli anni successivi, però, il dibattito sulle posizioni dell’Inter e sulle intercettazioni emerse dalle indagini ha alimentato una discussione mai completamente chiusa.
Il tema della prescrizione è diventato parte integrante della narrazione pubblica perché, nel procedimento sportivo relativo alle condotte dell’Inter, il decorso dei termini rese non più perseguibili determinate contestazioni sul piano disciplinare.
Questo non equivale automaticamente a dire che l’Inter sia stata condannata per gli stessi illeciti per cui furono sanzionati Juventus e altri club.
Ed è proprio questa distinzione a rendere il tema così controverso.
La relazione Palazzi torna al centro della scena
Giletti ha fatto riferimento proprio alla relazione di Stefano Palazzi.
Quel documento è diventato nel tempo uno dei punti più citati dai sostenitori della tesi secondo cui anche l’Inter avrebbe dovuto affrontare conseguenze sportive più pesanti.
La questione, tuttavia, è complessa e non può essere ridotta a una semplice equazione tra le posizioni dei diversi club.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui, ancora oggi, ogni volta che il tema viene riaperto sui social o in televisione, la discussione si trasforma rapidamente in uno scontro tra opposte tifoserie.
Da una parte chi considera Calciopoli una vicenda ormai definita dalle sentenze e dalle decisioni sportive.
Dall’altra chi ritiene che la ricostruzione di quegli anni sia stata incompleta e che le successive intercettazioni abbiano modificato profondamente il quadro.
Giletti appartiene chiaramente al secondo fronte.
Inter-Juventus riapre una ferita vecchia vent’anni
Il paradosso è che tutto è partito da una partita molto più recente.
Inter-Juventus e l’episodio Bastoni-Kalulu hanno infatti riacceso le polemiche arbitrali e il confronto tra le due tifoserie.
Da lì, il dibattito televisivo è scivolato rapidamente sulla storia.
È un meccanismo ormai quasi automatico: basta una decisione arbitrale controversa per riportare alla memoria Calciopoli.
E ogni volta ricompaiono gli stessi nomi.
Moggi.
Facchetti.
Paparesta.
Le intercettazioni.
Lo scudetto del 2006.
Un passato che, evidentemente, nel calcio italiano non è mai diventato veramente passato.
La frase destinata a dividere il web
Le parole di Giletti hanno inevitabilmente provocato reazioni opposte.
I tifosi juventini hanno trovato nelle sue dichiarazioni un punto di vista che da anni viene sostenuto da una parte del mondo bianconero: l’idea che la vicenda Calciopoli debba essere riletta alla luce di tutto il materiale investigativo disponibile.
I tifosi interisti, al contrario, respingono questa ricostruzione e considerano il titolo del 2006 legittimamente assegnato nel quadro delle decisioni prese dalla FIGC.
È proprio questa contrapposizione a rendere la vicenda perfetta per i social.
Una frase.
Un video.
Una discussione.
E migliaia di commenti.
Giletti alza il sipario su una guerra mai finita
Al di là delle simpatie personali, una cosa è certa: Giletti è riuscito ancora una volta a riportare al centro dell’attenzione un tema che sembrava appartenere ormai agli archivi del calcio italiano.
La sua frase sullo “scudetto della prescrizione” ha riaperto immediatamente il dibattito.
E soprattutto ha rilanciato una domanda che continua a dividere il calcio italiano:
Calciopoli è davvero una storia chiusa oppure ci sono ancora aspetti che meritano di essere discussi?
La risposta dipende inevitabilmente dal punto di vista.
Ma una cosa è certa: quando Inter e Juventus tornano a scontrarsi, il passato torna sempre a bussare alla porta.
E questa volta lo ha fatto direttamente dagli studi televisivi.
La frase di Giletti farà discutere ancora a lungo.

