Cesara Buonamici Highlander, la giornalista stupisce i fan del GF e un utente mette in luce un aspetto interessante
Cesara Buonamici, dal GF Vip al Tg5: il paradosso che fa discutere la tv italiana
La sera opinionista al Grande Fratello Vip, a commentare dinamiche da reality fino a notte fonda. Il giorno dopo, impeccabile alla conduzione del Tg5 delle 20. È proprio questo contrasto ad aver acceso la riflessione di un utente sui social: “Non mi abituerò mai”. E dietro una battuta su Cesara Buonamici si apre una discussione molto più ampia sul volto della televisione generalista italiana.
Ci sono immagini televisive che, più di altre, raccontano un’epoca. E poi ce ne sono alcune che sembrano raccontare contemporaneamente due epoche diverse.
Cesara Buonamici seduta nello studio del Grande Fratello Vip, chiamata a commentare litigi, flirt, nomination, strategie e confessioni dei concorrenti, appartiene apparentemente a un universo televisivo lontanissimo da quello del telegiornale delle 20.
Poche ore dopo, però, eccola tornare nel suo ruolo storico: quello della giornalista, della conduttrice del Tg5, del volto rassicurante dell’informazione Mediaset.
È proprio questo cortocircuito ad aver colpito un utente su X, che ha scritto una frase destinata a sintetizzare, con una certa dose di ironia, una sensazione diffusa: “Non mi abituerò mai al fatto che il lunedì sera Cesara Buonamici faccia le 2 di notte a commentare comodini al #GFVip per poi 24 ore dopo condurre il Tg5 delle 20, come nulla fosse.”
E subito dopo arriva la parte più pungente: “Dice tanto, se non tutto, sullo stato della tv generalista, di Mediaset e del giornalismo nostrano.”
Una provocazione, certo. Ma anche uno spunto interessante.
Cesara Buonamici, il volto serio dentro il mondo del reality
Il punto, in fondo, non è soltanto Cesara Buonamici.
Anzi, probabilmente Cesara Buonamici è la persona meno interessante da mettere sotto accusa in questa storia. La sua presenza al Grande Fratello Vip racconta piuttosto quanto siano cambiate le categorie della televisione italiana.
Per decenni il giornalista televisivo ha avuto un ruolo relativamente definito. Da una parte c’era l’informazione, dall’altra l’intrattenimento. Il telegiornale aveva i suoi conduttori, i talk show i loro opinionisti, i reality i loro personaggi.
Oggi questi confini sono diventati molto più porosi.
Un volto dell’informazione può diventare opinionista di un reality. Un personaggio nato in un reality può finire nei talk show politici. Un conduttore di intrattenimento può commentare l’attualità. Un giornalista può essere contemporaneamente presenza istituzionale e protagonista dell’intrattenimento.
E il pubblico, ormai, sembra essersi abituato a tutto.
O quasi.
Perché vedere Buonamici passare dal commento sulle dinamiche della Casa al telegiornale della sera successiva produce comunque un effetto straniante.
Non perché una giornalista non possa parlare di televisione popolare.
Ma perché il Tg5 delle 20 continua a rappresentare, nell’immaginario collettivo, uno degli appuntamenti più istituzionali della televisione generalista.
E allora il contrasto diventa inevitabile.
Dalla Casa alle notizie: davvero non c’è più distanza?
La domanda sollevata dal post è semplice solo in apparenza: quanto possono convivere questi due mondi senza che uno finisca per modificare la percezione dell’altro?
Da una parte c’è il reality, con la sua grammatica fatta di confessionali, discussioni, nomination e drammi quotidiani.
Dall’altra c’è il telegiornale, che dovrebbe avere tutt’altra funzione: selezionare le notizie, raccontare l’attualità, fornire al pubblico strumenti per interpretare ciò che accade nel Paese e nel mondo.
Sono due linguaggi diversi.
Eppure la televisione contemporanea sembra sempre più interessata a mescolarli.
Il motivo è abbastanza evidente: la televisione generalista ha bisogno di volti riconoscibili.
E i volti riconoscibili, oggi, valgono più delle vecchie categorie professionali.
Il pubblico deve riconoscerli immediatamente. Deve sentirli familiari. Deve avere la sensazione di conoscerli già.
Cesara Buonamici, da questo punto di vista, è un volto perfetto: autorevole, riconoscibile, televisivamente esperto.
La domanda diventa allora non tanto “perché lo fa?”, quanto “perché la televisione sente il bisogno che lo faccia?”
Il vero protagonista è il sistema televisivo
Ed è qui che il tweet diventa più interessante della semplice battuta.
Perché se ci si ferma alla frase “una giornalista conduce il Tg e partecipa a un reality”, si rischia di perdere il punto.
La questione riguarda un sistema che negli ultimi anni ha progressivamente ridotto la distanza tra informazione e intrattenimento.
La tv generalista combatte una battaglia difficilissima: deve competere con streaming, social network, YouTube, creator, piattaforme on demand e contenuti consumati sul telefono.
In questo scenario, i vecchi ruoli televisivi non sono più così rigidi.
Il conduttore deve essere anche personaggio.
Il giornalista deve essere anche presenza televisiva.
L’opinionista deve avere una forte riconoscibilità.
Il programma deve generare discussione anche fuori dalla televisione, soprattutto sui social.
E così anche il confine tra “persona che informa” e “persona che intrattiene” diventa molto meno netto.
È una trasformazione inevitabile?
Forse.
È necessariamente positiva?
Non è detto.
Il caso Buonamici fa discutere proprio perché è un volto “storico”
Se la stessa cosa accadesse con un personaggio nato esclusivamente nel mondo dell’intrattenimento, probabilmente farebbe molto meno rumore.
Il caso Buonamici colpisce proprio perché parliamo di una giornalista associata da decenni al mondo dell’informazione televisiva.
La sua autorevolezza precede il reality.
Ed è proprio per questo che la sua presenza nella Casa produce un cortocircuito narrativo così potente.
Il pubblico non vede semplicemente “un’opinionista”.
Vede Cesara Buonamici.
E nella memoria televisiva degli italiani quel nome porta con sé il Tg5, la redazione, gli studi televisivi, la conduzione delle notizie, la cronaca, la politica, l’attualità.
Poi improvvisamente quello stesso volto compare davanti ai concorrenti di un reality.
È una fotografia perfetta della trasformazione della televisione italiana.
Ma è davvero un problema?
Qui naturalmente le opinioni possono divergere.
C’è chi potrebbe considerare tutto questo semplicemente una scelta professionale legittima.
Un giornalista può occuparsi di televisione. Un professionista dell’informazione può partecipare a un programma di intrattenimento. Non esiste necessariamente una contraddizione.
E, soprattutto, il ruolo svolto in un reality non significa automaticamente rinunciare alla propria professionalità giornalistica.
Dall’altra parte, però, esiste una questione di percezione.
Perché l’autorevolezza televisiva non è costruita soltanto attraverso ciò che si dice, ma anche attraverso il contesto nel quale lo si dice.
E il pubblico può legittimamente chiedersi se la sovrapposizione continua dei ruoli finisca per rendere indistinguibili informazione, intrattenimento e spettacolo.
È una questione che va ben oltre Buonamici.
Il problema è la televisione che non vuole più scegliere
Forse la vera fotografia del momento è proprio questa: la tv generalista non vuole più scegliere.
Vuole l’autorevolezza del giornalista e contemporaneamente la popolarità del personaggio televisivo.
Vuole l’informazione, ma anche il gossip.
Vuole il telegiornale e il reality.
Vuole parlare di politica e, pochi minuti dopo, parlare del personaggio del momento.
Vuole essere istituzionale quando serve e popolare quando conviene.
Dal punto di vista industriale è comprensibile.
Dal punto di vista culturale, invece, è una trasformazione enorme.
Perché per decenni la televisione ha costruito il proprio prestigio proprio sulla separazione dei linguaggi.
Il telegiornale era il telegiornale.
Il varietà era il varietà.
Il reality era il reality.
Oggi queste categorie sono molto meno rigide.
E il pubblico? Si abitua a tutto
La parte più curiosa della vicenda è forse proprio quella contenuta nelle prime tre parole del post: “Non mi abituerò mai.”
Perché il pubblico televisivo, in realtà, si abitua praticamente a tutto.
Ci si abitua ai conduttori che cambiano rete.
Ci si abitua ai giornalisti che diventano opinionisti.
Ci si abitua agli influencer che diventano ospiti fissi dei talk show.
Ci si abitua agli ex concorrenti dei reality che diventano commentatori.
Ci si abitua persino all’idea che un volto associato all’informazione possa trascorrere una serata a discutere di dinamiche da reality e il giorno dopo tornare a raccontare le notizie.
E forse proprio questa capacità di abituarsi è il dato più significativo.
Ciò che dieci o vent’anni fa sarebbe sembrato impensabile oggi può diventare normalissimo nel giro di poche stagioni televisive.
Il paradosso di Cesara Buonamici
Alla fine, dunque, il paradosso non è necessariamente Cesara Buonamici.
Il paradosso è che la stessa televisione può chiedere a una persona di rappresentare contemporaneamente due mondi apparentemente opposti e non vedere alcuna contraddizione.
Ed è qui che il tweet assume un significato più grande.
Dietro la battuta sui “comodini” del Grande Fratello Vip c’è una domanda seria: che cosa significa oggi essere un volto dell’informazione televisiva?
E ancora: quanto conta ancora la distinzione tra giornalismo e intrattenimento nella tv generalista?
Non esiste una risposta semplice.
Probabilmente non esiste nemmeno un unico colpevole.
C’è un pubblico cambiato, un mercato televisivo cambiato, una concorrenza digitale sempre più aggressiva e una televisione che ha imparato a contaminare linguaggi e ruoli.
Cesara Buonamici, in questo senso, è quasi il simbolo perfetto di questa trasformazione.
La sera è dentro il reality. Il giorno dopo è dentro il telegiornale.
E forse la cosa più interessante non è chiedersi come sia possibile.
È chiedersi perché, ormai, ci sembri quasi normale.

