Sassanelli in esclusiva: “Leao? Il carattere lo limita e nessun allenatore lo cambierà. Se arrivasse un’offerta lo venderei: vi dico chi prenderei”

 In Interviste Esclusive

La stagione di Serie A si avvicina ai titoli di coda, con l’Inter pronta — in attesa della matematica certezza — a conquistare il suo 21° Scudetto sotto la guida di Chivu.

Nonostante ciò, e anche alla luce della scorsa stagione, il Milan può comunque ritenersi soddisfatto: il ritorno in Champions League è ormai a un passo, complice anche la recente vittoria, seppur di misura, contro il Verona.

Ma il rientro nella massima competizione europea può bastare per definire vincente il ritorno di Allegri sulla panchina rossonera? E cosa manca oggi al Milan per colmare il gap con l’Inter? Allegri accetterà la proposta di allenare la Nazionale?

A questi e altri interrogativi ha risposto ai microfoni di Passionecalcio.eu l’attore e tifoso milanista Paolo Sassanelli, che ha parlato anche dei suoi prossimi progetti lavorativi e delle indiscrezioni su un possibile ritorno in TV de Un medico in famiglia che seguirebbe il già avvenuto ritorno dei Cesaroni.

La stagione del Milan, nonostante manchino ancora quattro giornate alla fine e per alcuni tratti avrebbe potuto mettere in difficoltà l’Inter, si sta per chiudere con il piazzamento in Champions League. Alla luce di questa annata, del calciomercato e della scorsa stagione, piuttosto turbolenta, si può comunque considerare positiva oppure senti di dover muovere qualche critica? E, in caso, a chi?

“No, assolutamente no. Non mi sento di fare rimproveri al Milan per la stagione che sta facendo, anche perché in un ipotetico campionato “normale” il punteggio che ha in classifica gli consentirebbe di essere pienamente in corsa per lo Scudetto. Il percorso incredibile dell’Inter, però, ha cambiato completamente gli equilibri, anche grazie all’ampio filotto di risultati ottenuti dalla squadra di Chivu.

Quello che posso dire è che il rimpianto del Milan riguarda la Coppa Italia: non essere andato più avanti è un’occasione mancata, perché guardando l’organico aveva tutte le possibilità per arrivare in finale e magari impensierire l’Inter, che nei derby soffre sempre.

Ribadisco: la Champions è un traguardo importante, soprattutto per ripartire dopo l’annata scorsa che abbiamo vissuto.”

Allegri ha evidenziato sin da inizio stagione, nonostante come detto ci potessero essere le possibilità di insediare l’Inter per lo scudetto, che l’obiettivo era appunto il posto Champions. Secondo te il tecnico si era focalizzato su questo obiettivo basandoti sulla rosa a disposizione, sul togliere pressione al gruppo o sul fatto che l’Inter era ancora avanti ed era favorita?

“Allegri è un allenatore che mette sempre le mani avanti e, data la sua enorme esperienza, sa bene quali siano gli obiettivi prioritari di un club nel momento in cui lo allena. È altrettanto vero che, se la squadra fosse stata almeno a -2 dall’Inter, sono convinto che non avrebbe esitato a provare a mettere pressione alla formazione di Chivu. L’Inter, come ripeto, il Milan lo soffre e anche in classifica questo avrebbe potuto pesare, permettendoci magari di approfittarne.

Allegri è un grandissimo allenatore: definirlo il top per questa squadra non so, perché magari esistono anche tecnici giovani più bravi, ma personalmente me lo tengo strettissimo.”

Analizzando il ritorno di Allegri al Milan a distanza di anni, ti chiedo cos’è cambiato con il suo ritorno nel club rossonero che ti ha fatto capire che era la scelta giusta da parte del club, e cosa invece ti aspettavi quando hai saputo la notizia che sarebbe tornato e che invece guardando la stagione non ha rispetto le tue aspettative da tifoso? Se dovessi dargli un voto quale daresti?

“Allegri ha rispettato esattamente le attese che avevo da tifoso quando ho saputo del suo ritorno al Milan, perché ha dimostrato concretamente, sul campo, quello che è sempre stato dal punto di vista calcistico: un tecnico capace di portare grandi risultati nelle squadre che allena. E infatti garantirà al Milan il ritorno in Champions dopo un solo anno.

La squadra poteva puntare allo Scudetto? Sì, poteva farlo, ma il blasone storico di questo club si è costruito soprattutto grazie alla partecipazione costante alla Champions League: quello è il suo habitat naturale, e la storia lo dimostra.

Che voto gli darei? Un 8, perché le sconfitte — soprattutto in casa contro le cosiddette “piccole” — sono una pecca grave che è costata punti importanti. Domenica, contro il Verona, temevo potesse accadere di nuovo, anche alla luce della “fatal Verona” che spesso ci ha condizionato, ma per fortuna non è successo.”

Secondo te Allegri si farà ingolosire dalla chiamata della Nazionale e lasciare il Milan dopo un solo anno, e chi qualora dovesse accadere ritieni l’allenatore più giusto che possa far star tranquilla anche la piazza?

“Il Milan non è mai una piazza tranquilla e i tifosi milanisti, come è naturale che sia, vogliono sempre il massimo per la propria squadra. Se dovessi fare un nome, penserei a Fabregas: è sicuramente un ottimo allenatore, ma in una realtà come la nostra, dove il coefficiente di difficoltà è molto più alto, rappresenterebbe un rischio, sia per lui sia per la società.

Un altro nome che mi piacerebbe molto, e che vedrei bene al Milan, è Klopp. L’ho conosciuto in Inghilterra e mi raccontava di quanto apprezzi il calcio italiano, in particolare il Milan. D’altronde è difficile non restare affascinati da una squadra come quella di Sacchi: uno dei modelli più iconici della storia del calcio.

Allegri in Nazionale? Secondo me sì: sarebbe l’allenatore ideale, perché è un grande gestore. A differenza di Conte, che ha bisogno di lavorare molto sull’aspetto mentale giorno dopo giorno, la Nazionale — soprattutto dopo l’ennesimo flop — ha bisogno prima di tutto di equilibrio e gestione.”

Se dovesse accettare l’incarico essendo tornato al Milan da un solo anno, tu da tifoso lo capiresti oppure ne saresti deluso, visto che ad un suo ipotetico addio potrebbe collegarsi anche il futuro di Tare?

“Tare sta facendo un ottimo lavoro, per cui è giusto lasciargli il tempo di operare con tranquillità, senza collegare il suo futuro a quello di Allegri.

Per quanto riguarda l’allenatore, secondo me — lo ribadisco — accetterà l’incarico della Nazionale, anche perché per ogni tecnico rappresenta un traguardo paragonabile, per un attore, alla vittoria di un Oscar. E l’Italia ha un forte bisogno di ripartire da certezze solide, e il nome di Allegri lo è.

Certo, Max ha ancora tanto da fare al Milan, essendo tornato da appena un anno, ma il club deve dargli una mano sul mercato, acquistando calciatori di alto livello, soprattutto in vista della prossima Champions League.”

Un altro caso spinoso in casa Milan riguarda Leao, che contro l’Udinese è uscito tra i fischi dello stadio. Secondo te quei fischi di quel giorno, testimoniano che neanche Allegri è riuscito a cambiare più che l’aspetto tattico l’aspetto comportamentale del calciatore e perchè questo ragazzo non riesce a togliersi di dosso questo problema che gli complica la carriera?

“Leao è un calciatore che, da quando è al Milan, ci ha sempre fatto brillare gli occhi. Quest’anno, invece, è apparso palesemente meno incisivo, anche a causa del suo carattere, che a volte sembra limitarlo. Non lo definirei un “Balotelli 2”, ma è evidente che questo aspetto frena parte del suo potenziale, sia per lui sia per noi tifosi.

Può anche arrivare il miglior allenatore del mondo, ma il carattere non lo cambi se non sei tu per primo a volerlo fare.

Sinceramente, se dovesse arrivare un’offerta shock, lo venderei e proverei a prendere Haaland. Ma il norvegese ha costi troppo elevati, quindi, ahimè, resta un sogno destinato a rimanere tale.”

Riguardo l’Inter citata inizialmente, quale è secondo te la caratteristica principale della squadra di Chivu che le ha permesso di vincere questo scudetto a cui manca solo l’aritmetica, e cos’è che da tifoso milanista le invidi e che magari vorresti vedere nel Milan? Chivu secondo te è un predestinato o l’organico forte l’ha aiutato a inserirsi al meglio nella realtà Inter?

La caratteristica vincente dell’Inter, che le sta permettendo di conquistare lo Scudetto, è senza dubbio la profondità della panchina, qualcosa che al Milan, per esempio, è mancato e che da tifoso invidio molto. Hanno un attaccante straordinario come Lautaro Martínez, un vero cecchino d’area di rigore, e Çalhanoğlu — nonostante io ce l’abbia ancora con lui per l’addio — resta un giocatore incredibile.

Detto questo, però, come ho già sottolineato, l’Inter contro il Milan ha sofferto: negli scontri diretti, per esempio, non è mai riuscita a vincere. È stata comunque molto brava contro le squadre più piccole, dove ha fatto la differenza vincendo con continuità.

Chivu un predestinato? No, l’organico lo ha aiutato tantissimo, così come il lavoro fatto in precedenza da Inzaghi.

Con il ritorno dei Cesaroni in tv, si è parlato anche con le dichiarazioni di Verdiana Bixio della possibilità anche di far ritornare in auge anche Medico in famiglia. Ti chiedo per cominciare se hai ulteriori informazioni che puoi dichiarare, e poi volevo chiederti con i social cosi spietati e cosi critici riportare un prodotto cosi storico televisivo è un rischio vincente oppure che possa portare a infangare quel bel ricordo del passato?

Il progetto, con i relativi strumenti e materiali per riportare in onda Un medico in famiglia, esiste ed è stato presentato ai vertici della Rai. Ora resta solo da attendere l’ok da parte dell’azienda, ma tutti noi attori storici del cast siamo d’accordo nel fare in modo che questo obiettivo diventi realtà.

Il ritorno di Un medico in famiglia, nonostante l’accanimento dei social? Assolutamente sì, sono favorevole. I social non mi spaventano, perché la serie, quando è stata interrotta, non ha avuto una chiusura definitiva. Per rispetto dei fan storici della fiction, è giusto che anche Un medico in famiglia abbia un finale capace di emozionare tutti.

Hai avuto modo di seguire i Cesaroni in queste due puntate, e se Amendola ti avesse chiamato a far parte del cast avresti accettato oppure come nel calcio la maglia storica non si tradisce?

No, non ho avuto modo di guardare la serie. Certamente, qualora Amendola mi avesse proposto di far parte del cast, avrei accettato tranquillamente, ma solo nel caso in cui Un medico in famiglia non avesse avuto la possibilità di tornare in onda, perché la mia priorità era ed è ovviamente Un medico in famiglia.

È altrettanto vero che, per lavoro, avrei accettato volentieri una proposta di Amendola senza problemi. Non è quindi una questione di “maglia storica” da tradire: assolutamente no.

In questo inizio di 2026 sei stato impegnato a Teatro con i due spettacoli Sono nato a Bocca aperta e Quanto basta, quali sono gli altri progetti che ti vedranno impegnato nei prossimi mesi?

Come nuovi progetti, posso annunciare con molta felicità che in America è già uscito al cinema e presto arriverà anche in Italia il film You, Me and Destiny, che in italiano diventa Tra amori e inganni.

Si tratta di una commedia romantica con protagonisti due ragazzi, lui inglese e lei americana, al centro di una storia piuttosto turbolenta ma sempre legata al genere romantico. Io interpreto il padre della ragazza, che si trova a vivere una vicenda ricca di intrighi.

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