Giuseppe Cassinari in esclusiva: ‘Una Grande Visione di un cuore rossonero unisce il mio concetto di vita, la passione per il Milan e il mio lavoro da imprenditore’”

 In Interviste Esclusive

Quante persone sognano di trasformare la propria passione in lavoro? Per Giuseppe Cassinari, questo sogno è diventato realtà. Tifoso sfegatato del Milan fin da bambino, Cassinari è riuscito a unire il cuore rossonero alla sua carriera imprenditoriale, creando un percorso che oggi lo rende un punto di riferimento nel mondo degli affari.

Fondatore della Holding Cassinari & Partners, azienda di grande successo, Cassinari ha portato la stessa determinazione e visione che lo legano al Milan anche nel business. La sua esperienza imprenditoriale lo ha spinto a scrivere un libro, “UNA GRANDE VISIONE – di un cuore rossonero”, ora disponibile sulle principali piattaforme di acquisto.

Ai microfoni di Passionecalcio.eu, ci racconta come è nato questo percorso straordinario, tra amore per il calcio e passione per l’imprenditoria. Un’intervista che mostra come, con visione e determinazione, sia possibile fare ciò che si ama senza compromessi. Buona lettura.

Prima del successo imprenditoriale — e oggi anche come scrittore — chi era Giuseppe e cosa si è portato dietro fino a oggi? C’è una parte di te che senti non sia mai stata davvero raccontata, o una domanda che non ti è mai stata fatta e a cui avresti voluto rispondere?

“Da piccolo ero un grande sognatore. Ho sempre desiderato, infatti, giocare nel Milan, la squadra per cui tifo fin da quando ero bambino. Ma la vita e i vari percorsi che ho affrontato mi hanno portato a fare altro, ossia a diventare l’imprenditore che sono oggi.

Per diventare tale, però, ho dovuto studiare molto, fare molti sacrifici e lavorare sodo. Mi sento di poter dire che sono veramente felice di tutto ciò che ho ottenuto e fatto, e di avere al mio fianco una bella famiglia che mi sostiene e che mi vuole davvero bene.

Cosa non mi è stato chiesto di me o che non ho mai detto? Mah, direi nulla: ho sempre raccontato tutto di me stesso, specialmente il concetto fondamentale su cui mi focalizzo molto, ossia la determinazione, che invece molti giovani di oggi tendono a trascurare, sia per sfiducia sia per mancanza di volontà.”

Il tuo libro si intitola “Una Grande visione di un cuore rossonero” mi racconti come nasce l’idea di questa creazione di questo libro e con annessi aneddoti e poi spiegare nello specifico per i lettori di Passionecalcio.eu di cosa parla? Se dovessi promuovere il tuo libro a chi ancora non lo conosce con un aggettivo o una parola chiave che lo descriva a pieno quale useresti per attirare il lettore?

“La nascita di questo libro nasce tutta dalla mia esperienza di lavoro, che mi ha permesso di diventare socio imprenditoriale del Milan. L’ho scritto di notte, in una narrazione unica che unisce la mia passione per il calcio, per il Milan, e vari aneddoti, anche con amici che non ci sono più, oltre a episodi vissuti grazie alla conoscenza di diversi membri della dirigenza del Milan, come Furlani o Cardinale, al quale ho fatto un bellissimo regalo che lui custodisce con grande affetto.

Una parola chiave per descrivere il mio libro? Ne citerei tre, che sono quelle del titolo: Una Grande Visione. È la mia ideologia di vita, perché penso che, se si vuole fare qualcosa, bisogna buttarsi senza paura. Io ho sempre fatto così e continuo a farlo tutt’ora, e questo mi ha portato a ottenere grandissime soddisfazioni.”

Quale è stata la strategia vincente che ti ha permesso di unire questi tre mondi cosi diversi ma altrettanto uguali che ti hanno permesso di pubblicare questo libro ovvero la scrittura, il calcio e l’imprenditoria?

“La strategia principale è stata quella di creare un libro che potesse rimanere nel cuore di tutti i lettori che ne prendevano visione, specialmente i più giovani, a cominciare dai miei figli, i quali sono anche loro tifosi milanisti. Per me è molto importante che i giovani mantengano alto il loro amore per una squadra, in questo caso il Milan, perché mi sto rendendo conto, viste anche le annate della squadra, che adesso è molto difficile che un ragazzo guardi una partita tutti e 90 minuti, come potevamo fare noi tifosi della vecchia guardia. Io, per esempio, sono rimasto tale, ma i miei figli, dopo 10 minuti, smettono, e non c’entra il fatto delle vittorie, ma il fatto che il calcio stia perdendo appeal”

Nel tuo libro parli anche di due aspetti importanti ossia che hai dovuto affrontare vittorie e sconfitte, e a tal proposito quale è stato il momento della tua carriera in cui hai capito di avercela fatta, e quale invece di aver paura di mollare tutto? C’è qualcosa che ti sei pentito di aver fatto o non aver fatto e che ti sarebbe piaciuto invece fare?

“Il momento in cui ho avuto paura di mollare tutto è stato quando la politica, con varie scuse e sotterfugi, smontava le idee imprenditoriali che portavamo avanti.

Al contrario, il momento epico che mi rimane nel cuore è stato quando il Milan, che voleva e vuole tutt’ora lavorare alla costruzione del nuovo stadio, si è affidato anche a noi per la collaborazione. Da tifoso milanista, è stata una gioia incredibile, che ha compensato a pieno il fatto che non ho realizzato il sogno di giocare con la squadra rossonera. Sono riuscito comunque a rimanerci in contatto, anche dal punto di vista lavorativo.

Di cosa mi sono pentito? Assolutamente di nulla, perché ho sempre fatto scelte pragmatiche e da visionario, che mi hanno portato grandissime soddisfazioni.”

In una tua intervista hai evidenziato come tu sia diventato tifoso milanista per ribellione, mi spieghi meglio questo concetto di ribellione e se c’è una partita indelebile del Milan che non dimenticherai mai?

“Più che ribellione, il mio è stato andare controcorrente rispetto alla famiglia, che è totalmente interista. Io volevo avere una mia idea calcistica e, a contribuire maggiormente, è stato un giocatore incredibile quale era in campo Gianni Rivera.

La partita che ricordo sempre è un derby di Milano con l’Inter, deciso nel finale da un grande gol di De Vecchi. Le emozioni e l’adrenalina che ho vissuto quel giorno, unite a Gianni Rivera, mi hanno dato modo di creare questo grande amore per la squadra, che seguo da sempre sia in Italia che in Europa.”

Come ben sai da tifoso ma anche da imprenditore, uno dei problemi di Inter e Milan è la costruzione del nuovo stadio. Ecco ma come è possibile che la Juventus è riuscita a costruire la sua nuova casa calcistica che è anche un patrimonio che porta anche soldi, e due club storici come quelli milanesi non riescono da anni a trovare un punto d’incontro? Con Moratti e Berlusconi il problema sarebbe sorto comunque oppure sarebbe stato più facile che gli stadi nuovi sarebbero stati fatti?

“Partiamo da un concetto importante: le due questioni sono molto diverse. A Torino, gli Agnelli partivano con il vantaggio di avere ottimi rapporti col Comune, e questo gli ha permesso di fare un’offerta adeguata per l’acquisizione del terreno, che comunque era già presente, ma bisognava solo ristrutturarlo e modernizzarlo il più possibile. Lo stadio, nonostante la capienza ridotta, consente di ottenere anche introiti monetari importanti.

A Milano, invece, la situazione è differente. Qui entrano in gioco due società che guardano molto ai conti economici e vogliono fare investimenti importanti. Non è semplice farlo come fa, ad esempio, il City: loro investono molto sul mercato, ma i ricavi tornano indietro.

Da tifoso milanista, è chiaro che mi auguro – come del resto tutti – che il Milan possa avere uno stadio proprio.

Moratti e Berlusconi? Assolutamente sì, anche perché erano tifosi accaniti delle rispettive squadre. Già Berlusconi stesso, in passato, aveva provato a realizzare un progetto preciso in questo senso.”

Come in ogni stracittadina anche a Milano c’è l’accesa rivalità tra Milan e Inter, tu da tifoso milanista che rapporto hai con l’Inter e cosa pensi di questa squadra e se secondo te è vero che è stata anche aiutata come dicono i tifosi delle avversarie della compagine di Chivu

“L’Inter ha molta più rivalità con la Juventus che con il Milan. Il tifoso milanista, infatti, vuole vedere più che la rivalità concittadina un bel gioco da parte della propria squadra del cuore.

Io, personalmente, con gli interisti ho un buonissimo rapporto e ho grandi amici con cui parlo molto, non sempre di calcio però. Ma la cosa che noto principalmente nei tifosi dell’Inter, anche se adesso ne hanno ben donde viste le vittorie di questi anni, è che sono molto presuntuosi. Magari molti di loro neanche se ne rendono conto, ma è così.

Aiutata? Assolutamente no. Anzi, secondo me la squadra di Chivu merita tutto ciò che ha ottenuto, perché è un club incredibile che sta facendo benissimo in questi anni.”

Cosa manca al Milan per essere alla pari dell’Inter e che deve maggiormente focalizzarsi dalla prossima annata secondo te? Allegri resterà al Milan o si farà ingolosire dalla Nazionale, e Chivu lo ritieni un predestinato nell’Inter? 

“Al Milan, per essere ai livelli dell’Inter, mancano giocatori che sappiano dribblare e saltare l’uomo. Oggi il calcio moderno è così. E poi, ad Allegri, manca anche un grande centravanti vecchio stile, che sappia fare gol nei momenti clou della partita. Negli anni, il club ne ha avuti tantissimi, come Weah e Giroud, per citarne solo alcuni.

Inoltre, da considerare c’è anche il fatto che, a differenza dell’Inter, il Milan non ha un centrocampista che sappia fare gol e essere decisivo, specialmente sulle fasce, come lo era per esempio Theo Hernandez. Bartesaghi sta facendo bene, ma non è a quei livelli.

Allegri e Chivu? Il tecnico toscano non andrà via, perché se il Milan vuole ripartire nelle prossime annate lo deve fare da delle certezze, e Allegri lo è, specialmente con la qualificazione in Champions, che è un traguardo importante visto lo scorso anno.

Chivu un predestinato? Ha fatto un grandissimo lavoro nell’Inter dopo la scorsa stagione, e i risultati lo dimostrano. Per lui, ma secondo me lo è più Fabregas, che in futuro andrà ad allenare delle top squadre e non si fermerà al Como, che comunque è ormai una straordinaria realtà. Ieri, nonostante la sconfitta, lo ha dimostrato col gioco espresso contro l’Inter.”

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