Siba in esclusiva: “ La Juve deve arrivare quarta, ma battere l’Inter campione d’Italia al Meazza sarebbe una doppia goduria da tifoso”
L’ultimo turno di campionato ha confermato le sensazioni della vigilia: l’Inter è la squadra da battere, forte del +5 sul Milan, del +9 sul Napoli e del +10 sulla Juventus. I bianconeri, però, con l’arrivo di Spalletti al posto di Tudor hanno ritrovato equilibrio e continuità di risultati. Ma nonostante il distacco, la Juve può ancora essere considerata una rivale scudetto a gennaio?
A questo e ad altri temi ha risposto in esclusiva per Passionecalcio.eu il rapper Siba, che si racconta a 360 gradi: dal calcio alla vita di tutti i giorni di Roberto Basile, fino al suo percorso musicale e alla presentazione del nuovo singolo 626.
Tutti ormai ti conoscono nel mondo del rapper come Siba, e i tuoi successi confermano quanto appena detto, ma mi racconti però chi è Roberto Basile ma in particolar modo Roberto e come è cominciata la tua avventura nel mondo musicale? Ti sei mai ispirato ad un rapper in particolare o sei anche tu del parere che è sempre meglio essere se stessi anche a fronte di un maggiore apprezzamento da parte del pubblico?
“Il mio approccio alla musica è iniziato quando ero piccolino: verso i 12-13 anni ho cominciato a seguire i miei primi artisti preferiti, come i Club Dogo, e da lì ho iniziato ad amare a pieno la musica rap, che soprattutto negli anni 2000 era incredibile. Ho capito che questo mondo mi intrigava particolarmente perché regna una grande libertà di espressione, fondamentale per un artista. Il rap per me è sinonimo di sfogo e divertimento e, durante il mio percorso, ho partecipato a diversi contest musicali che sono state esperienze straordinarie e un modo per conoscere più a fondo questo ambiente. Sono anche uno sportivo, faccio il capitano di una squadra di calcio a 7 e sono una persona molto estroversa, che non riesce mai a stare ferma con le mani in mano. Per quanto riguarda le ispirazioni, direi una bugia rispondendo “nessuno”: gli artisti che mi hanno fatto amare la musica sono Gué Pequeno e Tiziano Ferro, due mondi completamente opposti ma allo stesso tempo vicini nel modo di comunicare con i testi e con le canzoni, e molto affini al mio modo di pensare e interpretare la musica.”
Se dovessi descrivere il tuo percorso lavorativo fino ad oggi con una parola chiave che racchiuda tutto quale useresti? Se tu potessi tornare indietro e analizzare nello specifico tutto ciò che hai fatto cosa faresti e cosa alla luce di come è andata ti sei pentito di aver fatto e non fatto e che magari correggeresti?
“La parola che userei è sofferenza, sia nel bene che nel male, perché in questo tipo di percorso c’è sempre stato da soffrire sotto tutti i punti di vista. Crescendo nel mio percorso musicale ho però capito che non dovevo più metterci quel pizzico di sofferenza, ma anzi dovevo essere felice di quello che stavo scrivendo e trasmettere di conseguenza questo stato d’animo al pubblico che mi ascoltava e che mi ascolta tutt’oggi, senza mai dimenticare una cosa fondamentale, ossia le radici iniziali, che moltissimi artisti invece dimenticano commettendo un errore gravissimo. In periodo Covid ho fatto un programma musicale che si chiama The Coach, che tra l’altro ho anche vinto, ed è stato molto difficile all’inizio, poi però durante la kermesse sono riuscito a trovare una quadratura che mi ha permesso di trionfare. Finita quella trasmissione speravo di trovare un aiuto per continuare a crescere come artista, ma nessuno mi ha mai teso una mano affinché questo accadesse e sono rimasto traumatizzato, perché prima ti ritrovi a essere popolare e poi crolli nel dimenticatoio, e rialzarsi non è mai facile. Poi però sono riuscito a rimettermi in carreggiata grazie anche alla collaborazione con Giuseppe Fisicaro, che mi ha aiutato tantissimo. Cosa rifarei? Tutto, senza alcuna correzione”
Pensi che il rap oggi spinga davvero alla libertà di espressione, o che abbia creato nuove regole non scritte che limitano chi sei davvero come artista e come persona?”
“È un tema che varia da artista ad artista ed è una risposta che ognuno vive in modo diverso. Dipende secondo me anche dallo status, perché tanti scendono a compromessi e si lasciano trascinare da chi gli chiede di cambiare il proprio modo di essere, mentre altri rimangono così come sono e mantengono saldi i loro principi. Io ritengo però che la libertà artistica di ognuno di noi non debba cambiare e debba rimanere intatta, identica fino alla fine.“
E’ appena uscito il tuo nuovo singolo 626, e a quanto pare è un brano che ti fa uscire dai pezzi standard con cui hai abituato i tuoi fan, mi racconti come è nato questo brano cosa ti ha ispirato e qual’è il messaggio che lancia alla società di oggi?
“626 è un brano ispirato al personaggio del cartone animato Stitch, che inizialmente è riconosciuto come un gran casinista e poi, quando viene accudito, diventa molto sereno, gioioso e dal grande cuore. Io infatti sono proprio così: un gran casinista, ma allo stesso tempo con un grandissimo cuore, e lo metto in atto in ogni cosa che faccio, quindi anche a livello musicale. 626 è una storia d’amore travagliata e turbolenta in cui mi sono rivisto. Non è mai stato facile stare con me: ora ho una compagna con cui ho una storia da tanti anni, ma la mia vita è sempre stata una rincorsa nel trovare una felicità stabile, che non definirei però depressione, bensì una fase della vita che ognuno di noi attraversa.”
Oltre alla musica la tua grandissima passione è la Juventus, ecco mi racconti come nasce questo legame calcistico con il club bianconero e se potessi dedicare una canzone rap alla squadra, quale scriveresti?
“Un brano rap che dedicherei alla Juventus è sicuramente “Brivido” di Gué Pequeno e Marracash, perché la squadra riesce sempre a trasmettere una passione fortissima che ti trascina in tutte le partite e per la determinazione che questo gruppo ha nel vincere. La mia passione per la Juventus nasce da mio nonno e mio papà, e poi perché amavo follemente come calciatore Alex Del Piero, il mio idolo e simbolo del club, insieme a Nedved e Trezeguet. Devo essere onesto: anche gli anni d’oro in cui la Juventus vinceva hanno inciso su questa passione, ma come penso per tutti i tifosi, ho stima anche di chi tifa squadre che non vincono sempre trofei: l’amore per quei colori comunque prevale, anche se tutti vogliono che la propria squadra del cuore vinca. L’anno scorso ho avuto anche il piacere di giocare allo Stadium, ed è stata un’esperienza pazzesca che spero di ripetere in futuro, perché solo mettere piede su quel prato è un’emozione unica.”
L’ultimo turno di campionato è stato molto chiaro con l’Inter che attualmente è a +5 dal Milan, 9 dal Napoli e 10 dalla Juventus, ti chiedo sei anche tu del parere che la squadra di Chivu sia in fuga solitaria nonostante siamo a Gennaio?
“Mi duole tantissimo dirlo, ma ci sono veramente pochissime speranze per tutte le squadre, perché ormai l’Inter ha trovato una quadratura precisa da squadra matura, mentre la Juventus si sta riabituando a quei livelli grazie anche al grandissimo lavoro che sta facendo Spalletti in poco tempo. La squadra di Chivu però è più consapevole dei propri mezzi: basti pensare al reparto attaccanti, pazzesco rispetto allo scorso anno, che non gli ha permesso di fare una grande stagione. Con tutto il rispetto per Taremi, Correa e Arnautovic, Pio Esposito e Bonny sono due attaccanti eccezionali, e l’Inter è ormai una vera e propria macchina da gol.”
Si parla sempre di Napoli e Milan come rivali ma la Juventus invece che ruolo può avere considerando ancora lo scontro diretto da giocare, e se ritieni che la sconfitta di Cagliari possa aver frenato la squadra di Spalletti a livello di punti. Il Fatto che la stagione sia iniziata con Tudor ha frenato e rallentato la corsa della Juve?
“Per rispondere voglio rimanere pragmatico: il lavoro che sta facendo Spalletti alla Juventus punta a chiudere l’anno tra le prime quattro. Certo, nel calcio tutto può succedere, ma se l’Inter sbaglia tre partite diventa difficile, quindi il club deve puntare con decisione al piazzamento Champions per evitare inciampi in questo nuovo progetto su cui stanno lavorando. Tudor? Non riesco a volergli male, anche perché è stato una parte importante della storia del club, quindi non mi sento e non mi va di dargli colpe.“
Due rivalità storiche per la Juventus e in particolare i tifosi sono con Napoli e Inter, ecco tu che rapporto hai da tifoso bianconero con queste due squadre in particolare con quella nerazzurra, e poi ti chiedo ti fece più male vedere Conte a Milano o attualmente a Napoli?
“Da buon juventino è normale che siano una squadra rivale, anche per tutte le vicende successe in questi anni. A parte gli scherzi, se quest’anno vincono lo scudetto ma noi li battiamo al Meazza sarebbe per me una gran goduria: battere i campioni d’Italia, a maggior ragione se sono loro, penso non possa avere prezzo per un tifoso bianconero, sempre però rimanendo nel puro e semplice sfottò, senza andare oltre”
La sessione di calciomercato di gennaio sta volgendo al termine, ma in quale reparto la Juventus dovrebbe secondo te rinforzarsi. Si potrebbe pensare ad inserire un attaccante e in un certo senso riaccogliere Bremer e K.Thuram come nuovi acquisti che non hanno ancora mostrato tutto il loro valore?
“Bremer è un difensore formidabile e, a mio modo di vedere, il più forte del mondo attualmente. È una pedina fondamentale per l’equilibrio, grazie anche alla sua leadership non solo nel reparto difensivo ma anche nello spogliatoio. Thuram c’è sempre stato, quindi è un perno fondamentale nello scacchiere bianconero; l’unica pecca che posso dire è l’ultimo passaggio, ma anche su questo ci sta lavorando e molto bene. Il mercato? Io mi concentrerei più su un ricambio anziché sulla punta, perché se rientra Vlahovic ti ritrovi con un attaccante che non giocherebbe mai, e quindi sarebbe inutile.”

