Boban, attacco durissimo al Milan: “Non fa più cose da Milan, Ramos a quel prezzo è spropositato”
Boban senza filtri sul Milan: “Non fa più cose da Milan”. Poi boccia Ramos e avverte Modric
Zvone Boban rompe il silenzio e non usa mezze misure. In una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, l’ex centrocampista rossonero ha analizzato il momento del Milan, criticando apertamente alcune scelte del club. Nel mirino finiscono anche il prezzo pagato per Ramos e il nuovo ruolo di Luka Modric. Ma Boban non si ferma al suo ex club: dalle difficoltà della Nazionale alla crisi delle idee nel calcio italiano, fino all’eccezione rappresentata dal Como di Fabregas.
Zvone Boban non è mai stato particolarmente incline ai giri di parole.
Quando parla di calcio, l’ex fuoriclasse croato tende a mettere sul tavolo le proprie convinzioni senza cercare necessariamente una mediazione. E anche questa volta, parlando del Milan, il suo giudizio è destinato a far discutere.
L’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport è infatti ricca di spunti e contiene diverse stoccate che non passeranno inosservate tra i tifosi rossoneri.
La più pesante riguarda proprio il modo in cui, secondo Boban, il Milan ha interpretato il proprio percorso negli ultimi anni.
“Il Milan da anni non fa cose da Milan”
La frase che inevitabilmente cattura l’attenzione arriva quasi subito.
Boban non vede, a suo giudizio, una vera evoluzione nel progetto rossonero e individua nel modo di giocare una delle poche note positive.
“Il Milan da anni non fa cose da Milan, in nessun senso.”
Una frase secca, senza particolari margini di interpretazione.
L’ex dirigente e calciatore rossonero riconosce comunque un elemento positivo: il coraggio e la volontà di proporre un calcio offensivo.
Ma, secondo Boban, non sarebbe sufficiente.
Il problema, nella sua analisi, riguarda soprattutto la continuità e la capacità della squadra di imporsi nelle partite decisive.
La sconfitta contro il Cagliari come esempio
Boban cita anche la partita persa dal Milan contro il Cagliari nella scorsa stagione.
La sua lettura è particolarmente interessante perché collega il risultato a una questione più ampia: l’identità della squadra.
Secondo Boban, il Milan avrebbe disputato per gran parte della stagione un calcio più difensivo, salvo poi non riuscire, nel momento decisivo, a cambiare atteggiamento e dominare la partita.
È proprio questo il punto che l’ex rossonero considera problematico.
Non basta, secondo la sua visione, avere giocatori offensivi o provare a giocare in avanti. Una squadra che punta a essere protagonista deve anche essere capace di prendere il controllo delle partite quando la posta in palio aumenta.
Ed è qui che Boban sembra vedere il vero limite del Milan.
Ramos, arriva la bocciatura: “Prezzo sproporzionato”
Ma se la frase sul Milan farà discutere, c’è un’altra dichiarazione destinata a dividere i tifosi.
Boban parla infatti di Ramos e soprattutto del costo dell’operazione.
Il giudizio è netto:
“Ramos è stato pagato un prezzo sproporzionato.”
Una bocciatura economica, dunque, anche se Boban non nega al giocatore alcune qualità.
L’ex rossonero riconosce infatti a Ramos una caratteristica molto importante per un attaccante: la capacità di muoversi bene in area e di vedere la porta.
Ma subito dopo arriva il confronto con il livello che, secondo Boban, dovrebbe avere un giocatore capace di cambiare davvero la dimensione di una squadra.
E qui il giudizio diventa decisamente più severo.
“Siamo lontani dalla qualità che cambia la dimensione”
Boban non mette in discussione soltanto il prezzo.
Il tema, per lui, è soprattutto la qualità assoluta.
Il croato considera Ramos un giocatore con caratteristiche interessanti, ma ritiene che sia ancora lontano da quel tipo di calciatore in grado di modificare radicalmente il livello di una squadra.
È una distinzione importante.
Per Boban, avere un attaccante capace di segnare non è necessariamente sufficiente. Il Milan, nella sua visione, avrebbe bisogno di giocatori capaci di elevare il rendimento collettivo e di fare la differenza nelle partite di maggiore difficoltà.
Una posizione che inevitabilmente riapre il dibattito sul mercato rossonero.
Ma c’è un giocatore che emoziona Boban
Curiosamente, mentre esprime perplessità su alcune operazioni del Milan, Boban individua un’altra storia che lo ha colpito particolarmente.
È quella di Cisse.
“Mi ha emozionato la storia di Cisse, un ragazzino arrivato dal nulla grazie al talento.”
Un passaggio che mostra un altro lato del pensiero di Boban.
Non soltanto grandi nomi e investimenti milionari, dunque, ma anche la possibilità di valorizzare giovani calciatori capaci di emergere attraverso il talento.
È un tema che si collega direttamente alla sua idea di calcio: meno attenzione esclusiva al mercato e più attenzione alla qualità, alle idee e alla capacità di costruire giocatori.
Modric, Boban lancia l’allarme: “Il genio non sparisce con l’età”
Poi c’è Luka Modric.
E quando Boban parla di Modric, il tono cambia completamente.
Il croato considera il connazionale un giocatore speciale, uno di quei calciatori la cui qualità non può essere semplicemente misurata attraverso l’età.
“Luka Modric ha genio e il genio non sparisce con l’età.”
Una frase che fotografa perfettamente la considerazione di Boban per il centrocampista.
Secondo l’ex rossonero, Modric possiede una capacità particolare: anticipare le situazioni grazie alla propria lettura del gioco.
Non è soltanto questione di tecnica o di condizione fisica.
È soprattutto una questione di comprensione del calcio.
Il problema? Il nuovo sistema
Proprio per questo Boban si sofferma sul nuovo contesto tattico nel quale Modric dovrà giocare.
E qui arriva un’altra osservazione destinata a far discutere.
Secondo Boban, il sistema di Amorim potrebbe rappresentare una sfida particolarmente impegnativa per il centrocampista.
Il motivo è soprattutto legato alle distanze da coprire.
Con Allegri, spiega Boban, Modric era maggiormente protetto dalla presenza di due mezzali e poteva giocare più basso.
Nel nuovo sistema, invece, potrebbe essere chiamato a coprire spazi molto più ampi.
Boban arriva quindi a una conclusione piuttosto chiara:
“Sarà dura.”
Non una bocciatura del giocatore, dunque.
Al contrario.
È proprio perché Boban considera Modric un talento fuori dal comune che teme che un sistema tattico particolarmente dispendioso possa limitarne l’efficacia.
Dalla Serie A alla Nazionale: altra bordata
L’intervista non riguarda però soltanto il Milan.
Boban affronta anche uno dei temi più delicati del calcio italiano: la gestione della Nazionale e il caos estivo legato alla scelta del direttore tecnico e dell’allenatore.
Anche in questo caso il croato evita semplificazioni.
Alla domanda su chi abbia sbagliato, risponde facendo riferimento agli accordi e alle responsabilità:
“Dipende da quali erano gli accordi e chi li ha traditi.”
Ma subito dopo arriva una precisazione molto significativa.
“Di certo non Maldini.”
Un’altra frase destinata inevitabilmente a riaccendere il dibattito.
Boban difende anche Pirlo
Nel ragionamento sulla Nazionale entra poi un altro grande nome del calcio italiano: Andrea Pirlo.
Boban riconosce che Pirlo, da allenatore, non ha ottenuto i successi che ci si poteva aspettare.
Ma, secondo lui, questo non significa che non possa rappresentare una figura importante per una Nazionale.
Il motivo è legato alla sua esperienza e soprattutto all’autorità che Pirlo ha sempre avuto sul campo.
Boban sottolinea che i giocatori vedono in lui un “genio del calcio”.
Secondo l’ex rossonero, questo elemento non sarebbe stato compreso fino in fondo.
“Un dirigente sceglie e si prende la responsabilità”
Qui Boban allarga il discorso alla gestione del calcio.
La sua posizione è molto chiara: chi ricopre un ruolo dirigenziale deve avere la possibilità di scegliere, ma deve anche assumersi le conseguenze delle proprie decisioni.
Non ci possono essere responsabilità distribuite a posteriori per evitare di attribuire un errore a qualcuno.
È un principio che Boban considera fondamentale per la gestione di una federazione e, più in generale, di una struttura sportiva.
La critica più ampia: “Siamo lontani dall’Europa”
Ma probabilmente la parte più interessante dell’intervista è quella nella quale Boban parla del calcio italiano nel suo complesso.
Il giudizio è tutt’altro che tenero.
Secondo l’ex campione croato, l’Italia sarebbe oggi distante dalle idee e dalla velocità del calcio europeo moderno.
Il problema, nella sua analisi, non sarebbe soltanto tattico.
Sarebbe soprattutto culturale.
Il calcio italiano viene descritto come sempre più fisico e meno offensivo, meno orientato alla proposta e alla ricerca del dominio.
Il confronto con l’epoca post-Sacchi
Boban richiama anche un cambiamento storico.
Secondo la sua analisi, nel periodo successivo all’epoca di Arrigo Sacchi, una larga parte delle squadre vincenti ha utilizzato la difesa a quattro e due uomini sulle fasce.
L’Italia, invece, secondo Boban, sarebbe andata nella direzione dei cosiddetti “catenacci modernizzati”, con un utilizzo sempre più frequente della difesa a tre.
Una trasformazione che, ai suoi occhi, rischia di allontanare il calcio italiano dalla direzione intrapresa dalle principali realtà europee.
“La federazione non può imporlo”
Boban, però, non pensa che la soluzione possa arrivare semplicemente dall’alto.
Secondo lui, la Federazione non può imporre ai club un determinato modo di giocare.
Il cambiamento deve partire dalle società.
Sono i club, secondo la sua visione, a dover modificare la propria cultura calcistica e scegliere una strada più offensiva, più moderna e più vicina ai modelli europei.
E proprio qui arriva l’eccezione che Boban indica come particolarmente interessante.
Il Como di Fabregas conquista Boban
C’è infatti una squadra italiana che, secondo Boban, rappresenta una piacevole eccezione.
È il Como.
Boban dice apertamente di essere un tifoso del progetto e del lavoro svolto da Cesc Fabregas.
Non soltanto per i risultati, ma soprattutto per il modo in cui la squadra viene allenata.
Il progetto del Como viene quindi presentato come una delle realtà più interessanti del panorama italiano.
E Boban non nasconde nemmeno l’apprezzamento per un altro protagonista: Baturina.
Il legame, in questo caso, è anche personale.
Baturina arriva infatti dalla Dinamo Zagabria, la stessa squadra dalla quale Boban è partito nel calcio che conta.
Boban, una fotografia senza sconti del calcio italiano
Alla fine dell’intervista emerge una fotografia piuttosto chiara.
Boban vede un Milan che, a suo giudizio, ha perso parte della propria identità.
Vede un mercato nel quale alcune valutazioni economiche non lo convincono.
Vede un Modric ancora capace di fare la differenza grazie al proprio genio, ma chiamato a confrontarsi con un sistema tattico molto più impegnativo.
E vede un calcio italiano che, secondo lui, deve cambiare passo.
Non mancano però gli elementi positivi.
Il coraggio di alcune squadre.
I giovani che emergono dal nulla.
I progetti ambiziosi.
E soprattutto quelle realtà, come il Como di Fabregas, che Boban considera più vicine a una concezione moderna del calcio.
La frase sul Milan che farà discutere i tifosi
Resta però una frase su tutte.
“Il Milan da anni non fa cose da Milan.”
È difficile immaginare una dichiarazione più forte pronunciata da un uomo che ha rappresentato così tanto nella storia rossonera.
Boban non ha semplicemente criticato una scelta di mercato.
Ha messo in discussione, nella sua analisi, l’identità stessa del club.
E quando un ex campione e dirigente rossonero parla in questi termini, è inevitabile che le sue parole facciano rumore.
La domanda, ora, è una sola:
il Milan riuscirà a tornare a fare quelle “cose da Milan” che Boban rimpiange?
Il dibattito è appena cominciato.

