Davide De Marinis in esclusiva: “Mazzola? Quello che è successo è da gente frustrata. Ma non bisogna generalizzare solo per colpa di alcuni stupidi”

 In Interviste Esclusive

Con la prima sosta della Nazionale è tempo di primi bilanci per l’Inter, che, dopo il pareggio contro la Roma, è rimasta comunque in vetta alla classifica insieme alla squadra di Gasperini.

Tra le principali difficoltà della squadra di Chivu c’è però il numero di gol subiti in queste prime partite, che sta mettendo in discussione anche il rendimento di Josep Martínez. La linea difensiva molto alta voluta da Chivu può essere un rischio? E Roma e Como saranno davvero le principali antagoniste dell’Inter oppure, dopo la sosta, potrebbe inserirsi qualcun altro nella corsa al vertice?

A queste domande, e non solo, ha risposto telefonicamente per Passionecalcio.eu il cantautore e tifoso nerazzurro Davide De Marinis, che ha parlato anche dei suoi prossimi progetti.

Il calcio italiano ha perso recentemente due figure simbolo come Franco Baresi e Sandro Mazzola. Al di là delle polemiche che hanno accompagnato le loro scomparse, di cui parleremo dopo, qual è il tuo ricordo personale di questi due grandi campioni? Che cosa hanno rappresentato per te e quale eredità pensi lascino alle nuove generazioni? Oggi il calcio italiano è ancora capace di creare figure così rappresentative?

Mazzola e Baresi sono due bandiere storiche e immense del calcio, dentro e fuori dal campo. Al di là di quanto è accaduto, la loro storia rimarrà per sempre indelebile e andrà oltre i colori e certi comportamenti fuori luogo.

Il mio ricordo di loro è diverso, viste le epoche, ma altrettanto importante. Mazzola rappresenta gli albori del mio tifo per l’Inter: ero molto piccolo, ma i racconti di mio padre e le videocassette mi hanno fatto innamorare di lui. Baresi, invece, l’ho vissuto pienamente, perché era il calcio degli anni ’80. Nonostante giocasse nel Milan, era talmente iconico da conquistare tutti.

Ai giovani lasciano soprattutto la dedizione, la cultura del lavoro e l’attaccamento alla maglia, valori che devono essere coltivati dai ragazzi e dagli allenatori. Altrimenti è inutile.

Come ti dicevo poco fa, questi due terribili lutti hanno purtroppo alimentato numerose polemiche. L’ultimo episodio è stato lo sfregio al murales dedicato a Baresi nella sede del Milan. Qual è la tua considerazione a riguardo? E secondo te, quando la rivalità ha smesso di essere una parte bella del calcio per trasformarsi in odio? Oggi sembra quasi che, per sentirsi davvero tifosi, si debba avere un nemico da attaccare invece di un avversario da rispettare.

Siamo sicuri, però, che la crisi del calcio italiano sia soltanto tecnica? Oppure il modo sempre più esasperato con cui viviamo questo sport contribuisce, nel suo piccolo, ad alimentarla?

Quello che è accaduto sia per Mazzola sia per Baresi è il classico esempio di gente frustrata che non è affatto tifosa. Vorrei però fare una precisazione importante: non bisogna commettere l’errore di generalizzare quando magari la responsabilità è di un gruppetto o di una singola persona. Questo vale per entrambi i casi e, soprattutto, ci deve essere più rispetto per chi non c’è più.

Quanto al cosiddetto calcio tossico, non credo che questa sia la definizione più corretta. Un conto è fischiare una brutta prestazione, come quella dell’Italia contro il Belgio, perché da spettatore pago per vedere altro e ho il diritto di protestare; un altro è fare ciò che è successo a Torino o al murales di Baresi. Quella è ignoranza, che ribadisco non deve essere generalizzata, perché non tutti i tifosi sono così.

L’Inter di Chivu ha mostrato in queste prime partite alcuni problemi soprattutto in fase difensiva, pagando spesso la scelta di giocare con la linea molto alta. Secondo te, quanto bisogna avere il coraggio di rischiare per imporre la propria idea di calcio e quando, invece, è necessario adattarla alle caratteristiche dei giocatori? In questo equilibrio, quanto pesa la responsabilità di Chivu?

E dopo la sosta, daresti ancora fiducia a Josep Martínez oppure pensi che sia arrivato il momento di cambiare?

Secondo me bisogna partire dall’assenza di un leader, anche fisico, come Acerbi, che si sta facendo sentire tantissimo. Oltre alle partite che avrebbe potuto giocare, avrebbe garantito forza fisica contro centravanti di peso, come ha sempre fatto con la maglia nerazzurra.

Pavard, invece, nonostante abbia fatto pace con il gruppo, deve ancora ritrovare i meccanismi del calcio di Chivu, che ha perso dopo quanto accaduto al Mondiale per Club.

Martínez? A me piace, devo essere sincero. È un ragazzo serio e si è sempre fatto trovare pronto quando è stato chiamato in causa, quindi Chivu fa benissimo a dargli fiducia. Ha commesso qualche errore, come a Madrid, ma sono cose che possono capitare. L’importante è che non diventino una costante.

L’Inter in estate ha scelto di cambiare parecchio, soprattutto puntando su giocatori provenienti dalla Premier League, con gli arrivi di Stones, Spence e Curtis Jones, cosa pensi di questi tre calciatori e se il mercato fatto in estate ti piace, e se Frattesi può definirsi un rimpianto secondo te

Per dare un giudizio completo preferirei aspettare quello che farà Spence, un giocatore molto interessante per quanto mostrato al Mondiale, ma frenato da un infortunio che certamente non ci voleva.

Jones e Stones, invece, credo siano due acquisti di ordinaria amministrazione, tant’è che all’Inter stanno facendo panchina. Soprattutto Jones, almeno per quello che abbiamo visto finora, non mi sembra quel giocatore brillante che veniva descritto a Liverpool, anche se da tifoso mi auguro di sbagliarmi.

Frattesi? Il suo inizio di stagione è pazzesco e ha trovato l’ambiente ideale per esprimersi. Se lo analizziamo, Davide è un calciatore completo e lo ha dimostrato anche con la Nazionale. Non credo a chi sostiene che Chivu e Inzaghi non lo vedessero di buon occhio: semplicemente, con i grandi giocatori che ha l’Inter, non è facile trovare spazio da titolare. Frattesi si è trovato davanti a un Everest da scalare, che inizialmente ha provato ad affrontare, ma alla lunga ha detto basta e se n’è andato.

Il 2-2 dell’Olimpico ha lasciato Roma e Inter appaiate in vetta, con i giallorossi avanti 2-0 dopo un ottimo primo tempo e la rimonta nerazzurra firmata Lautaro. Che cosa lascia davvero questa partita al campionato, soprattutto dal punto di vista tattico e mentale?

Lancia sicuramente un messaggio chiaro: Roma e Inter hanno dimostrato di essere davanti alle altre, anche se siamo ancora a settembre, e la partita dell’Olimpico lo ha confermato con uno spettacolo incredibile. L’Inter deve fare particolare attenzione alla Roma, perché nella Capitale si respira grande entusiasmo ed euforia, che possono diventare un vantaggio per la squadra di Gasperini, già forte di una rosa importante. Roma e Como possono sicuramente tenere testa all’Inter, ma se la squadra di Chivu prende il largo non ce n’è per nessuno. Da romantico sognatore di calcio, però, voglio inserire tra le contendenti anche il Frosinone, perché è un bellissimo spot per il calcio, con tanti italiani e un gioco che Mancini farebbe bene a valutare anche in ottica Nazionale.

Guardando alla Roma di Gasperini, c’è qualcosa che oggi l’Inter dovrebbe invidiare ai giallorossi, magari proprio nella mentalità, nell’organizzazione o nella capacità di affrontare determinate situazioni? E quanto potrà incidere la Champions League sul percorso di entrambe le squadre?

Secondo me, a livello di gioco, non deve invidiare nulla alla Roma, perché anche l’Inter ha un ottimo gioco che la sta rendendo la squadra da battere, non solo quest’anno ma anche negli scorsi.

Se devo però citare un giocatore, dico senza alcun dubbio Malen, che è fantastico e mi fa letteralmente impazzire per il suo modo di stare in campo, per le scelte e le letture che fa nei confronti dei marcatori avversari. È un vero bomber di razza, del calcio dei vecchi tempi. Sotto la guida di Gasperini diventerà ancora di più un giocatore pazzesco, visto che il tecnico è bravissimo a lavorare con questo tipo di giocatori. All’Inter, secondo me, venne troppo presto e magari non era ancora il Gasperini di oggi.

Io però citerei anche il Como, perché anche loro hanno un gioiello incredibile come Nico Paz, che infatti all’Inter avrebbe fatto stracomodo.

La Champions? Potrà incidere tantissimo, ma più che altro per il Como e per l’entusiasmo legato alla loro prima partecipazione

Dopo una pausa così lunga, possiamo davvero considerare quello che vedremo al rientro come un nuovo inizio di campionato? Oppure, come ha sottolineato Gattuso, c’è il rischio che si perda quella componente di adrenalina e continuità che aveva caratterizzato questa prima parte di stagione?

Beh, dopo una sosta così lunga il rischio sicuramente c’è, perché le squadre possono andare incontro a quel calo di concentrazione che poi le porta a risultati negativi e sorprendenti. Ma questo è sempre accaduto dopo le soste; certo, dopo una pausa così lunga il rischio è ancora maggiore. È chiaro che chi ha degli infortuni da recuperare ha il beneficio di poterlo fare, ma per le altre, una volta che sei a ballare, vuoi rimanerci e non distogliere l’attenzione. Non credo, però, che questo possa essere un problema per l’Inter, vista la partenza forte che sta avendo, perché una squadra che riesce a recuperare quelle partite, se non è forte nella testa e nelle scelte, quelle partite non le recupera mai

Nel ciclo Inzaghi, soprattutto dopo le stagioni più vincenti, si parlava spesso del rischio che l’Inter potesse affrontare l’annata successiva con meno fame, quasi appagata dai successi ottenuti. La squadra di Chivu, invece, nonostante abbia già vinto, sembra avere ancora grande voglia di dimostrare il proprio valore e di non accontentarsi. Secondo te, in cosa è stato bravo Chivu a mantenere questa squadra così concentrata e affamata? E c’è qualcosa che Inzaghi, invece, non era riuscito a trasmettere allo stesso modo al suo gruppo?

Beh, il carattere di Chivu, secondo me, è stato fondamentale. Nonostante nelle interviste lo vediamo sempre pacato e a modo, nello spogliatoio è sicuramente un combattente e un leader. Non dimentichiamoci che ha avuto un grandissimo maestro come Mourinho, da cui ha imparato tanto e dal quale ha ereditato anche questa energia. Inoltre, rispetto a Inzaghi, ha il vantaggio di essere ancora giovane professionalmente e quindi di avere una grande adrenalina e voglia di vittorie. E poi, come dico sempre, è un allenatore che sa farsi voler bene dal gruppo

Da tifoso interista, guardando a Milan, Juventus e Napoli, quale di queste tre squadre senti oggi come la rivale più pericolosa per l’Inter? E perchè Allegri ha tutte queste difficoltà a Napoli?

Sinceramente, nessuna delle tre mi sento di dire che possa impensierire oggi l’Inter, ad eccezione della Roma, come abbiamo detto prima. Per quanto riguarda invece Allegri, è un tecnico che, come tanti, va incontro a cicli di lavoro che cambiano a seconda della realtà in cui si trova. Per esempio, a Torino può funzionare perché quella era la realtà giusta per lui in quel momento della carriera, mentre in un’altra può non essere così, nonostante il tecnico livornese sia sempre lo stesso e abbia mantenuto la bravura che lo ha contraddistinto in questi anni. Evidentemente a Napoli non è al posto giusto, complice anche il lavoro logorante che ha lasciato Conte

Restiamo su Bastoni, che ha parlato di un “debito” nei confronti degli italiani per quanto accaduto a Zenica. Da tifoso interista, come hai vissuto quelle parole? Secondo te, quel peso può diventare una spinta per ripartire oppure rischia di condizionarlo ancora? Alla fine, sarà il campo a permettergli di chiudere definitivamente quella ferita o dovrà ancora dimostrare qualcosa?

Se vuole farsi perdonare dagli italiani, ci facesse un bonifico a tutti, specialmente agli interisti! No, scherzo. Lui deve continuare a giocare bene come sta facendo, senza pensare alle critiche esterne. Purtroppo ci saranno ancora gli strascichi di quello che è accaduto con la Juve e con Kalulu. Capirai, hanno fatto così con Mazzola, figuriamoci con Alessandro, che sicuramente avrà ancora il ricordo fresco di quanto accaduto. Però, ripeto, lui fa benissimo a sottolineare di avere le spalle larghe, perché è così che deve essere: deve farsi scivolare tutto addosso e, a suon di prestazioni, far dimenticare ciò che è successo. Piano piano, tutto questo finirà

Sui social ti vediamo spesso in studio a lavorare: cosa puoi anticiparci sui tuoi prossimi progetti? Stai lavorando a una nuova canzone? E, se possiamo già svelare qualcosa, sarà proprio quel brano dedicato al calcio e al tifo di cui mi avevi parlato?

Il brano sul calcio è in fase di lavorazione, ma non uscirà subito, perché prima verrà data priorità a un’altra canzone, “Paso Adelante”. È la storia di Enrica Locatelli, una donna che ha scoperto in età adulta di essere stata adottata e, successivamente, anche rapita e venduta ai suoi genitori adottivi. Una storia che in passato è stata raccontata anche da Le Iene.

Il titolo “Paso Adelante” nasce proprio dalla sua capacità di andare avanti nonostante tutto quello che le è accaduto, con la volontà di conoscere fino in fondo la verità

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