Lorenzo Amoruso in esclusiva: “Mazzola e Baresi? Quelli che hanno fatto quei gesti non sono tifosi, ma solo gente ignorante”

 In Interviste Esclusive

Con la prima sosta della Nazionale, la Serie A si trova di fronte ai primissimi bilanci della stagione, con le squadre chiamate a fare i conti con questo avvio rispetto alle aspettative iniziali. Le protagoniste principali sono senza alcun dubbio Roma e Como, che stanno provando a tenere il passo dell’Inter, la quale, anche alla luce dei risultati ottenuti, conferma di essere ancora la squadra da battere.

Riusciranno Gasperini e Fabregas a reggere il passo dei campioni d’Italia? La lunga sosta attuale porterà a delle sorprese alla ripresa? A questi due quesiti, e non solo, ha risposto telefonicamente per Passionecalcio.eu l’ex difensore di Fiorentina, Bari e Rangers Lorenzo Amoruso.

In quest’ultimo mese il calcio italiano è stato colpito da due lutti molto importanti, con la scomparsa di Franco Baresi e Sandro Mazzola, che hanno purtroppo scatenato anche numerose polemiche. Prima di parlare proprio delle polemiche, vorrei chiederti, da appassionato di calcio, un ricordo di questi due giganti e di ciò che lasciano in eredità al nostro calcio, soprattutto in un momento di difficoltà come quello che sta attraversando. E, guardando al futuro, secondo te esistono oggi un nuovo Baresi e un nuovo Mazzola, nonostante abbiano vissuto due epoche calcistiche così diverse?

Di Sandro Mazzola e Franco Baresi ho dei ricordi molto belli, anche se diversi l’uno dall’altro, perché Mazzola è un calciatore che mi lega molto anche a mio papà, essendo stato mio padre un grande tifoso interista. Quindi l’ho seguito da piccolo, ma anche successivamente ho guardato dei video che raccontavano la bellezza della sua persona e del suo essere calciatore.

Baresi, invece, l’ho anche affrontato, seppur a fine carriera, diverse volte da avversario, quando vestivo la maglia della Fiorentina. Entrambi, seppur appartenenti a due epoche calcistiche differenti, sono stati due grandissimi miti, che hanno dato tanto e che, nonostante purtroppo non ci siano più, continueranno a farlo anche in futuro, perché la loro carriera rimarrà immortale e sarà d’esempio per le generazioni future che vogliono praticare questo sport.

Sia Franco che Sandro lasciano in eredità la dedizione, l’amore per la maglia e il sentimento di essere una bandiera, che mi auguro i giovani imparino e conoscano. Perché, se vuoi fare il calciatore, miti del genere li devi conoscere per forza e non devi focalizzarti solo sull’apparire e basta sui social.

Come ti dicevo poco fa, questi due terribili lutti hanno purtroppo alimentato numerose polemiche. L’ultimo episodio è stato lo sfregio al murales dedicato a Baresi nella sede del Milan da parte di alcuni teppisti. Ti chiedo un tuo parere su quanto accaduto, ma soprattutto: come siamo arrivati a un punto in cui il calcio sembra essere diventato così tossico da far perdere di vista la sua vera essenza, fatta sì di sfottò e rivalità, ma prima di tutto di sportività e rispetto?

Molti tifosi e addetti ai lavori individuano nel rendimento insufficiente dei giocatori la causa principale del mancato approdo al Mondiale. Ma quanto può aver inciso anche l’ambiente che circonda il calcio italiano? Il menefreghismo, la cattiveria e una certa cultura della contrapposizione possono essere diventati parte del problema?

“Queste persone che hanno fatto queste cose, sia a Torino che al murales di Baresi, non sono tifosi, ma persone ignoranti che non hanno rispetto dei morti, perché si può essere avversari, ma non si deve arrivare per nessuna ragione al mondo all’ignoranza. Non solo per loro due, che sono state due persone incredibili, ma proprio in generale, e poi senza alcun motivo e alcuna logica.

Secondo me, però, l’errore che si fa è dare importanza, creandoci notizie sopra, a questa gentaglia, perché parlandone gli dai ancora modo di comportarsi in modo incivile. Invece, non parlarne significa dargli l’importanza che meritano, cioè niente, perché si credono intelligenti e fenomeni, quando in realtà sono solo degli stupidi.

Se è anche uno dei motivi per il mancato approdo al Mondiale? Direi di sì, ma io mi focalizzerei in particolar modo sul fatto che non si gioca più nei campetti e questi bambini e ragazzi stanno più che altro davanti alla PlayStation.”

Nel caos delle polemiche, c’è però un campionato che sta regalando una sfida interessante, con Roma e Inter in testa e il Como pronto a inserirsi. Se dovessi scegliere una sola parola, oltre al gioco, per descrivere ciò che accomuna queste tre squadre e spiega il loro ottimo inizio, quale sarebbe?

E poi una provocazione: se invertissimo Gasperini, Fàbregas e Chivu sulle rispettive panchine, avremmo comunque una lotta così equilibrata ai vertici? Cosa accomuna questi tre allenatori?

E, infine, cosa devono ancora fare Roma e Como per rimanere agganciate all’Inter?

“Sicuramente la crescita di Roma e Como e, per l’Inter, la certezza, visto che era comunque la squadra da battere. La crescita di Roma e Como non era affatto scontata, ma entrambe stanno assimilando sempre meglio le idee dei rispettivi allenatori, che stanno rendendo le loro squadre sempre più a loro immagine e somiglianza.

La Champions sarà l’avversario più ostico per tutte e tre e avrà un ruolo determinante nel prosieguo della stagione. Per rimanere al passo dell’Inter, Roma e Como dovranno soprattutto saper reggere la pressione, perché ormai le altre squadre le considerano tra le protagoniste della lotta al vertice e daranno tutto contro di loro. L’Inter, essendo più abituata a questo tipo di pressione, potrebbe approfittarne.”

Dopo una pausa così lunga, possiamo considerare quello che vedremo al rientro come un nuovo inizio di campionato oppure, come ha sottolineato Gattuso, c’è il rischio di perdere quella componente di adrenalina e continuità che aveva caratterizzato questa prima parte di stagione?

“È tutto da vedere, perché comunque i calciatori più forti sono con le Nazionali e quindi i tecnici non hanno modo di lavorare bene con l’intera rosa. Inoltre, possono ritornare più stanchi quando i club li riavranno a disposizione e creare un undici idoneo sarà veramente un problema per chiunque.

L’adrenalina che può perdersi, come dice Rino, è un problema da tenere in considerazione. Infatti, dopo le soste delle Nazionali ci sono sempre i cosiddetti risultati a sorpresa, perché nelle squadre può calare l’attenzione, consentendo alle altre, magari anche alle più piccole, di approfittarne e fare il colpaccio.”

Per quanto riguarda l’Inter, uno dei problemi emersi in queste prime partite sembra essere il rendimento del reparto difensivo. Da ex difensore, secondo te, dove nasce realmente la difficoltà nell’impostazione difensiva di Chivu? È un problema di singoli, di meccanismi ancora da assimilare oppure la linea molto alta che l’allenatore chiede alla squadra rischia di mettere in difficoltà gli stessi difensori e Josep Martínez, come si è visto anche nell’errore di Madrid?

E dopo la sosta, continueresti a puntare sullo spagnolo oppure daresti una possibilità a Provedel?

“I troppi gol subiti non sono un problema esclusivo dell’Inter, perché in queste prime partite tutte le squadre stanno mostrando qualche difficoltà da questo punto di vista. Secondo me è una situazione momentanea, legata alle primissime battute della stagione, e una volta entrati nel vivo del campionato vedremo sicuramente molti meno errori.

Oggi ai difensori si chiede non solo di difendere, ma anche di giocare e impostare l’azione, e questo inevitabilmente può portare a degli errori. Quelli che stiamo vedendo, infatti, sono più errori di lettura che meriti degli attaccanti. Basti pensare al primo gol di Lautaro contro la Roma, quando è stato praticamente lasciato libero di calciare.

Questo salva Josep Martínez dal suo errore contro il Real? No, quello è un errore vero e proprio. Lì entra in gioco un altro discorso: quando testa e corpo non sono coordinati in quel momento, si può andare incontro a questo tipo di errori.

Per quanto riguarda Provedel, l’allenatore è stato molto chiaro su Martínez e lo ha difeso alla grande. Il ragazzo ha fatto molto bene, soprattutto l’anno scorso, ma sicuramente anche Provedel avrà le sue chance.”

A invertire i pronostici sono state invece Lazio e Napoli, protagoniste di due avvii molto diversi rispetto alle aspettative. Se i biancocelesti sembrano aver trovato la propria strada con Gattuso, non si può dire lo stesso del Napoli di Allegri. Considerando la qualità della rosa, come interpreti le difficoltà che sta incontrando nel raccogliere l’eredità di Conte? È una questione di idee, di gestione del gruppo o soprattutto di un contesto diverso?

E proprio pensando al passato, quando Allegri e Conte si alternarono sulla panchina della Juventus, che cosa è cambiato? È cambiato Allegri, è cambiato il calcio o semplicemente la squadra che si è trovato a gestire?

“Beh, Antonio a Torino era molto diverso. A Napoli, invece, ha lasciato degli strascichi importanti anche a livello di spogliatoio, come dimostra, per esempio, quanto accaduto dopo il famoso sfogo seguito alla partita contro il Bologna, quando disse che non voleva ‘accompagnare il morto’ e si prese dei giorni di stop. Difficilmente ci si stacca da una realtà in questo modo quando la situazione è positiva.

Il ruolo di Allegri a Napoli è quello di ricostruire, mentre a Torino doveva semplicemente proseguire un percorso già avviato. Va detto, però, che in queste prime partite ha affrontato squadre di grande livello, sia in Italia sia in Champions”

Per quanto riguarda invece la Lazio, Gattuso è arrivato tra diversi dubbi da parte della tifoseria, anche alla luce del rapporto ormai molto complicato tra i sostenitori e Lotito. Al di là dei risultati, cosa ti fa pensare che possa essere l’allenatore giusto per la Lazio, nel momento giusto?

E poi c’è Frattesi: la sua esplosione è soprattutto il frutto di un ambiente più adatto alle sue caratteristiche oppure pensi che all’Inter fosse ormai arrivato alla fine di un ciclo che non gli permetteva più di esprimersi al meglio?

Ritengo che la scelta di chiamare Rino alla Lazio sia stata azzeccatissima e la squadra ne sta beneficiando, visto l’ottimo inizio di stagione. Il suo lavoro è stato favorito anche dagli innesti giusti, come Frattesi, che alla Lazio sta dimostrando tutto il suo valore, cosa che non aveva potuto fare a Milano.

Non ritengo, però, che il suo ciclo all’Inter fosse finito, perché in realtà non è mai iniziato, visto che non giocava da titolare.

La Juventus continua a essere giudicata secondo standard legati alla sua storia, ma il calcio è cambiato e anche il club ha attraversato una trasformazione profonda. Secondo te, il problema è che alla Juventus si pretende ancora di essere quella di dieci anni fa oppure è la società stessa che non ha ancora trovato un nuovo modo di essere grande?

E quanto possono incidere Carnevali e Spalletti nella costruzione di questa nuova Juventus e l’Europa League può aiutare?

Secondo me è un po’ tutto un insieme di cose. Alla Juventus viene sempre imputato il fatto di aver speso tanto senza riuscire a ottenere i risultati sperati, come la Champions fallita lo scorso anno. Ha un ottimo allenatore, che deve ancora trovare la quadra anche a causa dei tanti infortuni che hanno condizionato la squadra, ma secondo me, con il passare del tempo, la Juventus può tranquillamente inserirsi tra le prime.

L’Europa League? Assolutamente sì, come anche per il Milan. Entrambe devono puntare a vincerla, perché può essere una palestra importante per il futuro e magari prepararle anche a competere in Champions.

La Fiorentina ha deciso di cambiare allenatore dopo appena tre giornate, passando da Grosso al ritorno di Vanoli. Al di là della scelta della società, quali sono stati secondo te gli errori di Grosso e quanto hanno inciso su questo avvio così negativo?

E poi c’è il ritorno di Vanoli: considerando il modo in cui era stato allontanato, se fossi stato nei suoi panni saresti tornato a Firenze? Quanto può incidere, in una scelta del genere, il rapporto di fiducia tra un allenatore e la società?

Bisogna capire cosa sia realmente accaduto tra l’allenatore e il club, ma anche cosa, in particolare, volesse Grosso da questa squadra. Per esempio, dire che una squadra è “non allenabile” è un’espressione forte, perché tutte le squadre lo sono: bisogna vedere, più che altro, se tu sei adatto a quel contesto.

Con lui la squadra giocava più sui singoli e non si è mai visto quel gioco scintillante e bello. È stata sfortunata, è vero, ma non ha mai giocato davvero di collettivo.

Vanoli? Beh, Paolo certamente non è il messia, ma è una persona con dei valori, conosce l’ambiente e sa dove toccare le corde giuste. Secondo me ha fatto benissimo ad accettare, perché allenare una Fiorentina con giocatori di questo livello, come quelli che è riuscito a prendere il ds Paratici, lo avrebbero fatto tutti.

Chiudiamo con Alessandro Bastoni, che dopo la vittoria contro la Turchia ha detto di sentirsi ancora “in debito” con gli italiani per quanto accaduto contro la Bosnia. Dopo tutto quello che è successo nell’ultimo anno, tra l’eliminazione dalla Nazionale e le polemiche per l’episodio di Inter-Juventus, che cosa ti aspetti da lui in questa stagione? Pensi che con il tempo e con le sue prestazioni riuscirà a lasciarsi definitivamente alle spalle queste polemiche?

Beh, collegare l’eliminazione dell’Italia a Zenica viene facile a chi ha sempre attaccato il ragazzo, ma la colpa non è tutta sua. Ha sbagliato con quella scelta di commettere quel fallo, ma le responsabilità sono di tutti.

Il calciatore sta crescendo, perché non dimentichiamoci che è un leader, soprattutto nell’Inter, ma è ancora un ragazzo giovane con ampi margini di miglioramento. Già dal modo in cui parla e si esprime, però, si capisce che è un ragazzo maturo e che sa porsi nel modo giusto di fronte alle situazioni.

Secondo me non deve dimostrare nulla, ma solo continuare a giocare come sa. Solo così potrà spegnere definitivamente le polemiche e le critiche che lo hanno accompagnato in questi mesi.

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