Mourinho ricorda la Roma: “Dopo la finale di Budapest avevo capito che era finita. Dovevo solo attendere il funerale”

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Mourinho torna a parlare della Roma: “Dopo Budapest ero già morto. Il funerale è stato a gennaio”

Un ritorno all’Olimpico che per José Mourinho non potrà mai essere una partita come le altre. A pochi giorni dalla sfida contro la Roma, lo Special One è tornato a parlare della sua esperienza in giallorosso, lasciandosi andare a dichiarazioni cariche di emozione e rivelando cosa, secondo il suo racconto, accadde realmente dopo la finale di Europa League persa a Budapest contro il Siviglia.

Parole che riaccendono inevitabilmente i ricordi dei tifosi romanisti e che riportano alla luce uno dei momenti più delicati del rapporto tra Mourinho e la società.

Perché, dietro quella che sembrava essere semplicemente una dolorosa sconfitta ai rigori, per l’allenatore portoghese sarebbe cominciata una fase completamente diversa. E la frase scelta per descriverla è destinata a far discutere: “Quando sono ritornato dalle vacanze ero già morto. Il funerale è stato a gennaio, quando mi hanno licenziato”.

Mourinho e la Roma, un amore mai dimenticato

Nonostante la separazione, Mourinho ha ribadito ancora una volta di conservare un legame speciale con la Roma e con i suoi tifosi.

“Mi ha fatto male al cuore l’addio”, ha spiegato lo Special One, chiarendo di non avere intenzione di parlare negativamente né della Roma né della proprietà.

Il concetto espresso dall’allenatore è molto netto: quando lascia una società, sostiene di volerlo fare senza trascinarsi dietro rancori.

E nel caso della Roma c’è qualcosa che, secondo Mourinho, non potrà mai cambiare.

“Sarà per sempre casa mia”, è il sentimento espresso dal tecnico portoghese.

Una frase che, soprattutto alla vigilia del suo ritorno all’Olimpico, assume un significato particolare.

L’accoglienza all’aeroporto che Mourinho non ha mai dimenticato

Il rapporto tra Mourinho e Roma, del resto, era cominciato in maniera tutt’altro che normale.

Ancora prima di scendere in campo, l’allenatore aveva percepito l’enorme entusiasmo della città. Al suo arrivo nella Capitale, infatti, migliaia di tifosi erano accorsi per accoglierlo.

Un’immagine che Mourinho ha ricordato con emozione.

“Non avevo ancora fatto niente”, ha raccontato ripensando a quel momento, sottolineando quanto fosse stato forte l’affetto ricevuto fin dall’inizio.

Per lo Special One, quel rapporto con la tifoseria sarebbe diventato progressivamente uno degli elementi più importanti della sua esperienza romana.

“I tifosi hanno capito che per me esisteva solo la Roma”

Mourinho ha poi spiegato di aver sempre percepito il legame con i romanisti come qualcosa di autentico.

Il suo racconto parte da una convinzione precisa: i tifosi avrebbero capito che, durante la sua esperienza sulla panchina giallorossa, il suo obiettivo era quello di dare tutto per la squadra.

E una parte fondamentale di questa storia è rappresentata dalla vittoria della Conference League, un trofeo che Mourinho considera particolarmente importante proprio per il significato che ha avuto per un club come la Roma.

Una coppa che, secondo il tecnico, resterà per sempre legata alla sua esperienza nella Capitale.

Non è un caso che Mourinho abbia raccontato anche un episodio recente: un suo amico procuratore si sarebbe recato a Trigoria e gli avrebbe inviato una fotografia dell’ingresso del centro sportivo.

Un dettaglio apparentemente semplice, ma che racconta quanto il ricordo della Roma sia ancora presente nella mente dell’allenatore.

Poi c’è Budapest: la partita che ha cambiato tutto

Ma se c’è un momento che Mourinho considera decisivo, è senza dubbio la finale di Europa League di Budapest.

La sconfitta contro il Siviglia ai rigori rappresentò una delle serate più dolorose della sua esperienza romanista. Eppure, paradossalmente, proprio quella partita avrebbe consolidato ulteriormente il rapporto con una parte importante della tifoseria.

Mourinho ha spiegato di essere tornato dalle vacanze profondamente segnato anche dalle conseguenze della vicenda legata all’arbitro Taylor.

Il tecnico portoghese ha distinto le responsabilità: da una parte ha ammesso di aver sbagliato per gli insulti rivolti all’arbitro nel garage, dall’altra ha ribadito di non ritenersi responsabile di quanto accaduto successivamente in aeroporto.

Secondo Mourinho, quelle conseguenze ebbero un peso anche sul suo rapporto con la società.

La frase che fa discutere: “Ero già morto”

Ed è qui che arriva il passaggio più forte dell’intervista.

Mourinho ha raccontato che, secondo la sua percezione, il giorno della finale di Budapest segnò di fatto la fine del suo rapporto con la Roma.

La società, ha spiegato, aveva un profilo e un approccio differenti dal suo, soprattutto rispetto a quanto accaduto dopo quella finale.

Poi la metafora che ha inevitabilmente attirato l’attenzione:

“Quando sono ritornato dalle vacanze ero già morto. Il funerale è stato a gennaio, quando mi hanno licenziato”.

Una frase fortissima, che restituisce l’idea di come Mourinho abbia vissuto quei mesi.

Il licenziamento arrivò infatti nel gennaio successivo, ponendo ufficialmente fine alla sua avventura sulla panchina giallorossa.

Ma, secondo il racconto dello Special One, la sensazione che il rapporto fosse ormai compromesso sarebbe arrivata molti mesi prima.

Nessuna guerra con i Friedkin

Nonostante le parole molto dure utilizzate per descrivere quella fase, Mourinho ha anche chiarito di non avere intenzione di trasformare il suo ritorno a Roma in una resa dei conti.

Anzi, quando gli è stato chiesto cosa farebbe nel caso di un incontro con i Friedkin prima o dopo la partita, la risposta è stata estremamente semplice: li saluterebbe senza alcun problema.

Nessuna guerra personale, dunque.

Il rapporto professionale si è interrotto, ma Mourinho sembra voler separare la vicenda societaria dall’affetto che continua a provare per la città e per i tifosi.

“Non esisterà mai una mia parola contro la Roma”

È probabilmente questo il concetto più importante per comprendere il suo attuale rapporto con il club.

Mourinho ha ribadito che non ci sarà mai, da parte sua, una campagna contro la Roma o contro la proprietà.

L’unica eccezione che ha ricordato riguarda un commento negativo rivolto in passato a Thiago Pinto, per il quale lo stesso Mourinho ha successivamente spiegato di essersi scusato.

Per il resto, la posizione dello Special One appare chiara: la separazione non cancella ciò che è stato.

E soprattutto non cancella il rapporto costruito con la tifoseria.

La finale di Budapest più importante di quella di Tirana?

Mourinho ha poi fatto un’altra riflessione destinata a colpire i romanisti.

Secondo il tecnico, la finale di Budapest avrebbe definito ancora più chiaramente il sentimento della tifoseria nei suoi confronti rispetto alla finale di Tirana.

Il paradosso è evidente: una sconfitta, quella contro il Siviglia, avrebbe finito per rafforzare ulteriormente il legame tra l’allenatore e una parte importante dei tifosi.

È proprio in quella serata, nonostante il dolore per il risultato, che Mourinho avrebbe percepito quanto fosse profondo il rapporto costruito nei due anni precedenti.

Il confronto con Totti e Bruno Conti

C’è però un limite che Mourinho stesso riconosce.

Lo Special One ha spiegato di non poter essere paragonato a figure come Francesco Totti e Bruno Conti, leggende che appartengono in maniera irripetibile alla storia della Roma.

Il suo legame con la città è dunque diverso.

Mourinho non è stato un giocatore cresciuto nel settore giovanile e non ha trascorso l’intera carriera nella Capitale. Eppure, nel periodo trascorso sulla panchina giallorossa, è riuscito a costruire un rapporto molto forte con la tifoseria.

Un rapporto che, a giudicare dalle sue parole, considera ancora oggi speciale.

Il ritorno all’Olimpico sarà diverso

E ora arriva il momento del ritorno.

Mourinho sa che questa volta entrerà all’Olimpico senza il sostegno della curva romanista.

È una situazione completamente diversa rispetto alle sue precedenti apparizioni nello stadio.

Lo stesso allenatore ha ammesso di dover prepararsi a vivere per la prima volta una partita all’Olimpico senza il supporto dei tifosi giallorossi.

Non si aspetta cori o striscioni.

Si aspetta, invece, rispetto.

Una parola che racconta bene il suo approccio alla partita: il sentimento nei confronti della Roma resta, ma per una sera le strade saranno inevitabilmente opposte.

E Mourinho guarda anche all’Inter

Nel corso dell’intervento non poteva mancare un riferimento all’altra squadra italiana che occupa un posto speciale nella storia dell’allenatore: l’Inter.

Mourinho ha commentato anche le prospettive della formazione nerazzurra, soffermandosi sulla possibilità che possa vivere una stagione migliore rispetto alle ultime.

Ma, con il suo consueto tono ironico, ha subito aggiunto una precisazione: spera di no.

Una battuta che conferma quanto il tecnico continui a sentirsi legato anche alla sua esperienza interista.

Roma, Mourinho e una partita che vale molto più dei tre punti

Il ritorno all’Olimpico, dunque, arriva con un carico emotivo enorme.

Da una parte ci sarà la Roma, con la sua nuova gestione tecnica e le ambizioni di una stagione importante. Dall’altra Mourinho, l’allenatore che ha riportato un trofeo europeo nella Capitale e che, nonostante l’addio, continua a considerare Roma come una delle sue case.

Le sue parole hanno riaperto una ferita mai completamente chiusa.

“Dopo Budapest ero già morto. Il funerale è stato a gennaio”: più che una semplice metafora, è il modo con cui Mourinho ha scelto di raccontare la fine della sua avventura romanista.

Ma c’è un’altra frase che, forse, racconta ancora meglio quello che prova oggi.

“Sarà per sempre casa mia”.

E quando Mourinho tornerà a percorrere quella strada verso il campo dell’Olimpico, sarà impossibile per lui non fare i conti con tutto quello che è successo prima di quel momento.

Perché alcune storie nel calcio finiscono con un esonero. Altre, invece, continuano a vivere attraverso i ricordi, le emozioni e il rapporto con una tifoseria.

Quella tra Mourinho e la Roma, almeno nelle parole dello Special One, sembra appartenere decisamente alla seconda categoria.

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