“Davide De Marinis in esclusiva: ‘Marotta e Chivu dicono che ogni match non è mai decisivo? Loro non sono Moratti: lui è l’Inter, loro lavorano solo per il club” 🔥
L’obiettivo dell’Inter, fin dall’inizio della stagione e in particolar modo dopo la partita contro il Bodø, è uno solo: vincere lo scudetto e possibilmente chiudere i giochi il prima possibile. Il Milan, però, continua a tenere il passo dei nerazzurri e la corsa resta apertissima.
Dalla sfida contro i norvegesi, la squadra di Chivu sembra però aver perso brillantezza: la flessione è evidente e i risultati lo stanno dimostrando. Il match contro l’Atalanta rischia così di aprire scenari pericolosi, difficili persino da immaginare prima della stracittadina.
Gli episodi finali hanno fatto discutere e pesato sull’andamento delle ultime partite, ma la domanda resta: chi sta tirando il freno a mano in casa Inter, i giocatori o l’allenatore? E com’è possibile che l’assenza di Lautaro incida così tanto, al punto da far emergere la mancanza di un altro vero leader in campo?
A questi interrogativi — e non solo — ha risposto ai microfoni di Passionecalcio.eu il cantautore e tifoso interista Davide De Marinis, che nell’intervista ha anche svelato in esclusiva alcune anticipazioni del suo nuovo brano.
L’Inter, dalla partita con il Bodø, ha fatto capire chiaramente che il suo obiettivo è chiudere il discorso scudetto. Tuttavia, alla luce delle sfide con Milan e Como e della gara di oggi contro l’Atalanta, non sta accadendo questo, anzi sembra stia succedendo l’opposto. Prima di parlare degli episodi arbitrali, che sono sotto gli occhi di tutti, secondo te cosa sta accadendo in generale a questa squadra? A chi attribuiresti maggiormente la responsabilità di questa flessione nelle ultime partite? Il termine flessione è adeguato o ritieni sia eccessivo per descrivere il momento che stiamo vedendo?
“L’Inter sta rallentando in modo molto drastico in queste ultime partite e va verso una riserva di energie, soprattutto mentali, visto che giocano praticamente sempre gli stessi. Il termine flessione? È assolutamente adatto e ciò che stiamo vedendo in campo lo dimostra, perché lasciando per un attimo stare gli episodi arbitrali, le colpe principali di questo momento di stallo inspiegabile sono in primis dei calciatori, poi dell’allenatore.
È vero che è un figlio calcistico di Mourinho, perché con lui ha vinto tanto, ma questo non vuol dire che i figli, anche nel calcio, siano come i padri. Questa è la dimostrazione che a Christian serve ancora tanta gavetta ed esperienza. Anche alcune sue scelte non si capiscono: mi chiedo come sia possibile togliere due calciatori che possono risolverti la partita come Pio e Dimarco. Non hanno fatto una grande partita, ma sono comunque giocatori predisposti per indole a risolverla, e invece entrano altri che non hanno fatto niente.
La società la metterei subito dietro tra gli artefici di questo stallo inspiegabile e ingiustificabile. La squadra non ha più la foga e la garra delle partite precedenti, si riduce allo stretto indispensabile e si sta adagiando.
Se poi vogliamo parlare degli episodi, sì, è vero: sono netti e gravi. Ma se Thuram avesse segnato il 2-0, l’eventuale gol della Dea non avrebbe inciso e non avrebbe fatto così clamore.”
Il problema di queste ultime partite secondo te è anche dovuto alla assenza di Lautaro? Quanto sta mancando la sua leadership e come è possibile che questa squadra non riesca a trovare un leader che comunque possa far sopperire alla sua assenza, considerando che in rosa ci sono calciatori che in questi anni hanno ottenuto risultati importanti e perchè Chivu e Marotta insistono con la frase che ogni match non è mai decisivo?
“Assolutamente sì. Il rallentamento dell’Inter è dovuto anche all’assenza di Lautaro e spero che torni il prima possibile, perché la sua energia e la sua forza mancano tantissimo a questa squadra. È inspiegabile che non ci siano altri calciatori pronti a metterci la faccia: senza Lautaro andiamo in crisi, ed è qualcosa di inconcepibile, ma è anche altrettanto vero che un leader non lo diventi crescendo, se non lo sei internamente e di indole non ci diventi in corso d’opera.
Marotta e Chivu? È una strategia che probabilmente utilizzano per non caricare troppo la squadra di pressione. La differenza con Moratti, però, è che Moratti era l’Inter e rappresentava l’interismo. Marotta e Chivu lavorano per il club: magari vogliono fare il bene dell’Inter, ma lo fanno da dirigenti. Moratti, invece, amava e ama quei colori, ma era anche un’altra epoca calcistica.”
Riguardo Chivu, a tuo modo di vedere sta commettendo anche lui errori dovuti alla sua inesperienza oppure la colpa di questo calo di queste settimane è principalmente causato dai calciatori?
“La squadra è in un momento in cui è spompata di volontà, non ci sta credendo e non ci vuole credere fino in fondo. L’allenatore è quel leader che ti fa fare lo scatto che magari, come calciatore, in quel momento non riesci a fare, e Chivu non lo sta facendo. Sta sbagliando alla grande sui cambi e, su alcune scelte tattiche, nutro grandissime perplessità. Io dico solo una cosa: se si vince lo scudetto anche solo di un punto, ok, va bene. Ma se non lo vinci, io senza problemi dico che a fine stagione deve rischiare anche la sua posizione.”
Sugli episodi arbitrali ti chiedo principalmente un tuo pensiero e una tua analisi su Ricci e sui due avvenuti con l’Atalanta, e la tua prima impressione a riguardo. Poi ti chiedo: quello che sta succedendo è la conseguenza della simulazione di Bastoni oppure è sempre lo stesso discorso legato all’incapacità degli arbitri?
“Spero proprio di no, e se fosse veramente così sarebbe calcisticamente drammatico e assurdo, ed è un’ingiustizia. Sul caso Bastoni, io dico che ciò che ha fatto il calciatore non è la prima volta che lo vediamo su un campo da calcio: le simulazioni ci sono in tutte le partite. È brutto, ma ci sono. Anche oggi, facendo un esempio su Dumfries, l’arbitro si è fatto trarre in inganno da una simulazione del calciatore.
Su Dumfries poteva anche passare come episodio discutibile, ma il rigore su Frattesi si deve dare: non ci sono altre spiegazioni. Poi, se avesse segnato, non lo so, ma il rigore deve essere assegnato e poi si vedrà.”
La simulazione di Bastoni e le conseguenti polemiche successive anche sui social sta condizionando in negativo la classe arbitrale?
“La classe arbitrale ha sempre fatto degli errori, ma con il VAR queste situazioni non dovrebbero esistere in alcun modo, perché è una tecnologia che serve a togliere l’errore al direttore di gara non ad alimentarlo ulteriormente. Ribadisco: sul rigore su Frattesi è nettissimo, perché il calciatore in quella azione non poteva mai calciare in porta. Magari avrebbe tirato fuori e sbagliato il gol, ma gli è stato impedito di calciare in porta a causa di un contatto netto.”
Riguardo il giocatore, ad un mese quasi di distanza da ciò che è avvenuto con la Juve, ti volevo chiedere che idea ti sei fatto e se mi potevi far ripercorrere nello specifico la tua sensazione di quel momento e poi ti chiedo, non si sta andando oltre il limite considerando che il ragazzo si è scusato? Cosa pensi di coloro che lo accusano di non aver fatto le scuse sincere?
” Su Bastoni sta andando veramente oltre ogni limite, perché, come ho detto prima, nel calcio queste cose succedono continuamente: le simulazioni sono all’ordine del giorno, e anche in quel caso il VAR doveva intervenire.
Tutti si stanno scandalizzando per ciò che è successo con Bastoni, ma Maradona l’abbiamo applaudito tutti, e lui aveva esultato allo stesso modo senza che nessuno si scandalizzasse. Perché allora con Bastoni sì? Il calciatore ha esagerato, ma non credo che nessuno, quando gioca a pallone, non si lasci andare all’adrenalina. Non credo che tutti siano impassibili, nemmeno nelle partitelle con gli amici, perché tutti vogliamo vincere.”
Nel caso in cui lui dovesse accettare il Barcellona che lo sta cercando, tu appena apprendi la notizia quale sarebbe da tifoso la prima motivazione che ti dai della sua scelta, il fatto che lui non sia piu disposto a sopportare tutto questo o una nuova avventura professionale?
“Bastoni, qualora dovesse andar via, non lo farebbe per il caos mediatico, ma principalmente per gli eventuali soldi in più che il Barcellona gli offrirebbe, e poi anche per una nuova sfida dopo tanti anni all’Inter.
Nell’Inter abbiamo sempre avuto giocatori odiati, come per esempio Materazzi, ma lui se ne fregava e anzi si gasava ulteriormente: era il classico difensore vecchio stile. Bastoni, invece, lo vedo come un bravo ragazzo dei tempi moderni.
Se devo essere sincero, se Bastoni dovesse andar via mi dispiacerebbe, perché è un calciatore importante. Ma una cessione che mi farebbe ancora più male sarebbe quella di Thuram: è vero, è in calo, ma un giocatore così, nel mercato di oggi, con le sue qualità che abbiamo apprezzato in questi anni, non lo trovi più.”
Questa squadra sta arrivando a fine ciclo Davide? Su quale base ripartiresti il prossimo anno sia se dovesse arrivare alla fine lo scudetto che non, e su chi ripartiresti?
“Se l’Inter riuscisse a vincere lo scudetto a fine stagione, direi che più che parlare di ‘fine ciclo’ si potrebbe usare la parola ‘da sistemare’. In caso contrario, sarà necessario ripartire da capo con giocatori nuovi.
Per la guida tecnica, ripartirei da Simeone: è un allenatore capace di fare un percorso di ricostruzione, a differenza di Chivu, ed è il nome più adatto.
Tra i giocatori, Nico Paz potrebbe essere un punto di partenza incredibile. Servirebbe anche un bel fantasista, e devo ammettere che mi ha deluso il mancato arrivo di Lookman. Con l’ex Atalanta, l’Inter avrebbe risolto molti problemi in attacco; è un calciatore che ho sempre apprezzato a Bergamo, in stile Kvaratskhelia: un campione capace di risolvere tutto con una giocata. E, come il georgiano, prima o poi una big l’avrebbe portato via da Napoli.
Tra la vecchia guardia rimarrei su Pio, Barella, Zielinski — che è straordinario — e naturalmente Lautaro. Su Barella: è vero, sta vivendo un momento di stallo, ma con un nuovo allenatore potrebbe ritrovare stimoli e tornare quello che tutti amiamo. Bisogna però capire se il suo ruolo sarebbe realmente utile al progetto.”
E’ appena finita la partita, sei Chivu e sei negli spogliatoi post Atalanta, nonostante la rabbia dentro quale sarebbe il tuo primo discorso alla squadra?
“Io se fossi in Chivu il mio discorso alla squadra si baserebbe su un concetto preciso e fondamentale, ossia ripartire e pensare subito alla Fiorentina, e gasarli sulla voglia rivalsa dopo ciò che è successo oggi per farli arrivare ad essere undici leoni che al Franchi fanno risultato che diventa ancora più fondamentale. Io nonostante queste frenate io sono ancora sicuro che questa squadra possa ancora vincere lo scudetto, perchè anti-Inter non ne vedo”
Da qualche settimana stai lavorando ad un nuovo singolo musicale, mi puoi anticipare qualcosa a riguardo e di cosa parla? Volevo chiederti inoltre un pensiero su Enrica Bonaccorti che purtroppo c’ha lasciato pochi giorni fa
“La nuova canzone a cui sto lavorando sarà fresca e ritmata. Canterò anche alcune frasi in napoletano, cosa che mi rende molto felice, visto che sono di origini napoletane. Il brano uscirà a maggio e sarà perfetto per l’estate.
La notizia della scomparsa di Enrica Bonaccorti è stata davvero bruttissima: con lei se ne va un pezzo di quella televisione che amavamo. È stata anche una figura importante per la musica. Non l’ho mai conosciuta personalmente, ma da quello che vedevo in TV e dai racconti è stata una protagonista significativa della nostra televisione.”

